Una parte di Foza in Australia: gli emigranti ed il legame tra la terra nativa e quella adottiva nei ricordi di Angela Menegatti “Stivaina”.

Flussi migratori da Foza verso l’Australia.

Le grandi ondate migratorie partite da Foza e dirette in Australia, avvennero in due tempi, ossia la prima, pochi anni dopo la fine della prima guerra mondiale e la seconda, dopo pochi anni dalla fine della seconda guerra, con ulteriori sporadici arrivi in epoche successive.

Prima emigrazione, anni 1924-1925.

Tra il 1924 e il 1925 diversi giovani uomini di Foza partirono verso un continente quasi sconosciuto, arrivando, dopo una lunga navigazione in nave, nel porto di Melbourne. Molti di loro erano diretti soprattutto verso le miniere di carbone dello Stato a Wonthaggi. I coraggiosi uomini erano: Tranquillo Chiomento “Petarutz”, Urbano Cappellari “Pierotto”, Giovanni Gheller” Galero”, Vittorio Gheller ”Ciorbolo”, poi Celso Gheller,  Marco Guzzo, Egidio e Luigi Lazzari ”Pierone”, Marco Martini, Antonio Omizzolo, Ettore, Ilario e Silvio Omizzolo “Cursori”, Pietro Lazzaretti “Brick”, Pietro Lunardi “Guccia”, Giacomo Lunardi “Calza”. Tra loro c’erano anche Rinaldo Gheller, andato a lavorare a Coopers Creek, dove c’erano le miniere di rame e cave di calcare, e Giomaria Gheller “Tonat” che fu vittima di un grave incidente sul lavoro mentre lavorava in una miniera d’oro a Colbinabbin.

Vittorio Gheller “Ciorbolo”, nato nel 1892 ed emigrato prima negli USA nel 1909 e poi in Australia nel 1924.
Giomaria Gheller, tornato a Foza alla fine degli anni ’20 dopo l’incidente in miniera, con accanto il figlio Bruno. Dietro la moglie Maria Biasia con suo fratello Domenico e i genitori Pietro “Tonat” e Maria Sgardellata

Nelle miniere il lavoro era molto faticoso, dalla mattina alla sera sotto terra con i polmoni pieni di carbone. Il salario era legato alla quantità di carbone che i minatori estraevano ed inviavano in superficie e non veniva riconosciuto loro alcun compenso per il tempo trascorso a scendere e salire, per le pause del pranzo e nemmeno per lo scavo e rinforzo dei tunnel. I cunicoli delle miniere erano stretti e ripieni anche di acqua, con danno alla loro salute.

E’ passato molto tempo dai primi arrivi dei nostri emigranti e non è agevole ricostruire la loro storia. Comunque, due dei fratelli Cappellari “Pierotti”, ossia Francesco e Virginio, sembra siano andati a lavorare, oltre che nella miniera, anche come boscaioli. L’altro loro fratello Urbano in un primo tempo aveva trovato lavoro nella minerà di Wonthaggi e poi era andato a lavorare nei boschi, vicino Warburton, località dove c’era anche una grande segheria. Le condizioni di lavoro dei nostri emigranti erano precarie e prive di ogni confort, con alloggi di fortuna fatti di tende e baracche di legno. Gli infortuni sul lavoro erano frequenti, con conseguenze molto spesso tragiche. In particolare, nei boschi dove gli uomini erano andati a lavorare, c’erano anche dei serpenti velenosi. Alcuni degli emigranti in seguito ritornarono in Italia, anche a causa delle difficoltà di farsi raggiungere dalle loro famiglie.

Silvio Omizzolo, fratello di Mario Cursor, e Linda Lazzari.
Australia, seconda metà degli anni venti del secolo scorso. Seduto al centro della foto Virginio Cappellari (Pierotto) con i fratelli Urbano (a destra) e Francesco.

Seconda emigrazione negli anni ’50.

Dopo la seconda guerra mondiale arrivò in Australia la seconda ondata di emigranti di Foza. Alcuni di loro raggiunsero Wonthaggi assunti a lavorare nella miniera ma, dopo qualche tempo, taluni sceglievano altre attività più remunerative, come quelle di tagliare legnami o di venire assunti nello Snowy Mountains Hydro Scheme (SMHS) nel Nuovo Galles del Sud (NSW).

Uno di questi era Virginio Menegatti ”Sette”, detto Ciocco, che, lasciata la miniera di Wonthaggi, andò a SMHS dove, a causa di un grave incidente, subì l’amputazione di una gamba e fu costretto a ritornare a Foza. Ciocco raccontava dei suoi anni passati a lavorare a SMHS, luogo dove il freddo faceva gelare l’acqua e le case erano fatte di paglia. In quel periodo egli divenne grande amico di Nicola Ciconte, emigrante calabrese, marito della sorella di mia mamma.

Nicola, nel 1988, essendo tornato dall’Australia per un breve periodo di vacanza, fece un lungo viaggio dalla Calabria fino alla contrada Gavelle di Foza per rivedere l’amico Ciocco. Bei ricordi e la foto che c’è oggi nel cimitero sulla lapide di Ciocco è proprio quella scattata da me nel 1988.

1988, Nicola Ciconte e Virginio Menegatti “Cioco”.

Anche Angelo Martini, nel 1953, aveva iniziato a lavorare nelle miniere di carbone di Wonthaggi, recandosi successivamente a lavorare allo Snowy Mountains Hydro Scheme. Angelo nei primi anni ’80 subì un trauma, forse durante una rissa all’hotel locale di Cooma, e fu rimpatriato, qualche anno dopo, grazie all’aiuto dei suoi paesani, in particolare Vince Oro e di mia mamma Antonietta Nero. Tanti altri paesani andarono a lavorare a Cooma negli anni ’50 mentre si costruivano delle gallerie e le dighe per lo SMHS.

Wonthaggi, la città della miniera di carbone.

Le ondate migratorie, soprattutto del secondo dopoguerra, trasformarono Wonthaggi in una comunità multiculturale. Diversi emigranti provenivano da Foza ed altri provenivano da altre località del sud e in particolare da Conflenti, un paese calabrese.

13/07/1959 a Wonthaggi, al matrimonio di Luigi Menegatti “Stivain”. Da sinistra Alfonso Chiomento, Pietro Lunardi, Elio Lunardi, Idilio Menegatti, Francesco (Cesco) Lunardi, Gianni Lunardi.

Nonostante le differenze dei dialetti e dei valori culturali, gli emigranti dovettero interagire fra di loro per la necessità di assimilarsi in un paese straniero. Le diverse culture di due regioni estreme d’Italia si legarono tra loro ed i rapporti che si crearono allora sono stati mantenuti, soprattutto a seguito dei matrimoni tra uomini veneti e donne calabresi. Mio padre infatti si sposò con mia mamma proveniente da Conflenti, ed anche Idillio Menegatti “Sette” si coniugò con Lina Villella dello stesso paese, come Silvana Gheller che si unì in matrimonio con Paul Rocca. Da parte sua Tony Gheller sposò Mary Chizzonetti, di Reggio Calabria, come Virginio Gheller sposò Teresa Rossi, anche lei calabrese. Altri si sposarono con ragazze napoletane ed abruzzesi.

A Wonthaggi c’erano diverse famiglie Gheller, soprannominate: “Ciorboi”, ”Tinti”, “Tiraca” e “Tonat”.  Mio padre diceva: “ci sono più  Gheller a Wonthaggi che a Foza”. Forse era così, dato che c’erano tante famiglie e con tanti  bambini che  giocavano  fuori nei prati e nelle strade, a calcio e a nascondino.

Tra gli emigranti c’era Giovanni Gheller “Furlan” detto Nanni “Galero”, arrivato tra i primi, intorno al 1925, dopo la prima guerra mondiale. Egli, dopo aver lavorato nelle miniere di carbone, a causa di un incidente sul lavoro, dovette cambiare attività, dedicandosi all’orticoltura e all’allevamento di mucche da latte.

Antonio e Virginio Gheller, i suoi due figli, arrivati ​​con la loro madre negli anni ’30, continuarono a promuovere l’acquisizione di terreni che presto divennero un impero a Wonthaggi, dando lavoro a molte delle donne del luogo. La successiva generazione ha continuato l’espansione e le fattorie ed il bestiame sono ancora un’attività fiorente. La figlia di Nanni, Mary, aveva sposato Bruno Storti e avevano una fabbrica per confezionare le limonate, dove lavorava anche mia mamma. Bruno, morto l’anno scorso, lo sentivo spesso e sempre mi ripeteva: “che grande lavoratrice era tua mamma”. Nella casa dei Gheller abitavano le due simpatiche sorelle, ossia la “santola” Rosa e la zia Nina. La “santola” Rosa, madrina di mio padre, aveva perso il figlio Natale Gheller, assassinato vicino a casa sua, ai Furlani, dalle Brigate Nere, durante un rastrellamento ai tempi della seconda guerra mondiale. Mia mamma provava tanta pena per la santola Rosa.

1946, Nina, moglie di Giovanni Gheller, è la prima da sinistra, sua sorella Rosa, mamma di Natale Gheller, la terza. Tra di loro le amiche Tea e Domenica

A Wonthaggi viveva anche Tarcisio Paterno, detto Ciso Fire, che lavorava nella miniera, coniugato con Olga Gheller “Tonat”.

Essi in seguito andarono in America per lavorare nei campi da sci del Michigan ma poi ritornarono in Australia per trascorrervi gli ultimi anni.

Ancora oggi i loro discendenti, come John Paterno, vivono lì ed il nipote Livio, figlio di Guerino, detto Rino Fire, si ritirerà presto nella stessa località di Wonthaggi.

Tarcisio Paterno con la moglie Olga Gheller e i figli Antonio, Gianni e Liana.

Nel dopoguerra lavoravano nella miniera anche Cristiano Marcolongo “Mascaro”, Eugenio Chiomento “Cavai”, Luigi Gheller “Tinti”, Giuseppe Gheller, i fratelli Paterno, il fratello di mia madre Giovanni Nero e molti altri suoi cugini e paesani. Giovanni Nero imparò rapidamente la lingua inglese e divenne l’interprete di molti italiani. Ancora oggi a Wonthaggi ricordano Johnny Nero e le sue sei figlie.

Cristiano Marcolongo (Mascaro).
Paterno Tarcisio (Ciso Fire) e Chiomento Eugenio (Cavai) con in braccio la nipote Gianna Chiomento.

Da Melbourne noi andavamo in treno a Wonthaggi, dove c’era sempre qualcosa da festeggiare e lì vicino c’era il Dalyston Hotel, dove si andava a pranzare e a ballare. Dai Gheller rimanevamo qualche giorno in quanto erano parenti di mio padre e poi c’erano anche dei familiari di mia madre, tra cui  la mia madrina. Là ci incontravamo con lo zio Francesco che coltivava cipolle dopo aver lasciato il lavoro in miniera. Le vicende dello zio Francesco, primo cugino di mia nonna Raffaela Paola, sono straordinarie. Lo zio, prima di emigrare in Australia, aveva lavorato in una miniera in Belgio, dove c’erano già mio padre e altri minatori di Foza. A Wonthaggi vivevano anche altri parenti di mia mamma, in particolare le famiglie Sacco e Cimino. La famiglia di Domenico Sacco era arrivata in Australia assieme a mia mamma nel 1954. Essi erano andati nelle zone di Myrtleford, località dove si coltivava e lavorava il tabacco. In quelle campagne vivevano diversi paesani di mia mamma ed anche diversi emigranti della zona di Treviso. Le case nei pressi di Myrtleford erano fatte di legno con pareti di iuta e quando c’era vento si sentivano dei suoni come di una fisarmonica. L’attività del tabacco attualmente è scomparsa.

A destra Antonietta Nero, la mamma di Angela Menegatti, durante il viaggio che da Conflenti la porterà a Melbourne il 24 Marzo del 1954. Con lei la cugina Filomena Paola, moglie di Domenico Sacco, la cognata Filomena Cotroneo, moglie di Giovanni Nero, ed i figli delle due donne.

A Wonthaggi era stato sepolto Antonio Omizzolo che, anni dopo, venne riesumato e rimpatriato. Carlo Gheller, nipote di Giovanni Gheller, detto Nani “Galero”, era presente alla riesumazione in qualità di ufficiale sanitario.

Ballarat, la città delle miniere d’oro

A Ballarat, una cittadina lontana circa 115 chilometri da Melbourne, andavamo in treno per visitare Marco Gheller “Crun” che era il mio padrino di battesimo. Marco era un sarto e realizzava abiti perfetti lavorando in una stanza davanti casa sua a Lydiard Street, coadiuvato da tutta la sua famiglia. I suoi figli, in seguito, continuarono l’attività di sartoria a Melbourne. Marco aveva confezionato l’abito da sposo di mio padre e quell’abito non ha mai perso forma o colore. A Ballarat c’erano diverse famiglie italiane e festeggiavamo capodanno tutti insieme in una sala, vicino al lago Wendouree. Ho tanti ricordi d’infanzia a Ballarat, con il mio “santolo” Marco Gheller e la sua splendida moglie Assunta Ceschi. Marco era stato prigioniero di guerra e ricordo le sue storie, quando raccontava che mangiava bucce di patate per sopravvivere. Egli era un uomo molto religioso, come del resto tutta la sua famiglia.

Tarcisio Paterno (Ciso Fire) e Marco Gheller (Crun), prima di partire per l’Australia.
Assunta Ceschi a Berlino nel 1944. Tornata in Italia si sposò con Marco Gheller “Crun”.

Le sue figlie Natalina e Laila erano sempre molto premurose e ci divertivamo tanto assieme. Non dimenticherò mai il viaggio fatto in treno nel 1965 per il battesimo del figlio di Marco, Francesco Pio. Siamo partiti con la famiglia di Marcello Omizzolo  e Lidia Contri e con quella di Piero Lunardi “Castean” e Maria Munari. Eccoci sul treno e i genitori tirano fuori salame, pane, vino, sottaceti e quant’altro avevano portato nei loro cestini. Tutti noi ragazzi correvamo da una parte all’altra del treno. Grande imbarazzo a quei tempi perché qualsiasi italiano era classificato come “wog” e il suo cibo era considerato disgustoso. Oggi faresti una fortuna se tirassi fuori un salame fatto in casa con del pane. Come sono cambiati i tempi.  

Natalina Gheller, figlia di Marco, ha sposato Olindo Pezzin, nipote di Don Olindo Pezzin, già parroco di Foza e giunto in Australia nel 1973 per un Congresso Ecumenico. Ricordo che il sacerdote era andato per le case a benedirle e c’era anche una statua della Madonna che si portava in giro per il rosario durante il mese di Maggio. Passati i primi anni i paesani hanno cominciato a raggiungere Ballarat in automobile. La strada era lunga ma si faceva più lunga perché a ogni “pub” ci dovevamo fermare a prendere la birra. Al matrimonio di Laila penso siano arrivati tutti abbastanza alticci.

1965, Battesimo di Pio Francesco Gheller, in braccio alla madre Assunta Ceschi. A sin. Laila Gheller con la piccola Angela Menegatti, attorno ad Assunta sono Maria Munari, Antonietta Nero e Lidia Contri. I ragazzi sono Ettore e Bruno Omizzolo, figli di Lidia e Marcello. La signora col cappotto rimane sconosciuta.

A Ballarat vivevano anche altre famiglie originarie da Foza, ossia quelle dei due fratelli Alberto e Mario Oro “Lenz”, con le loro rispettive famiglie. I fratelli avevano un’ impresa edile, e, mentre Alberto in seguito ritornò in Italia nel 1975, Mario abita tutt’ora in città con la sua sposa Anna e uno dei loro figli, mentre gli altri due, abitano a Melbourne di fronte a casa mia a Pascoe Vale South.

Oro Alberto a sx con il fratello Oro Mario a dx. Foto del 1959 a Melbourne.
Oro Alberto e Biasia Giacomina.
Oro Mario

A Ballarat visitavamo anche altri nostri amici come i Campana e i Cincotta. In particolare i fratelli Campana, Livio e Marino, ma penso fossero quattro i fratelli, erano occupati nell’ edilizia e avranno fatto tutti i cordoli e le grondaie delle strade di Ballarat. I Cincotta invece vendevano frutta e verdura ed anche pane. Vicino viveva anche la famiglia Ferraro, di Rosà, che aveva un “pub” un pò fuori paese, a Rocklyn. Qui si andava a pranzo ed a giocare le bocce. I Ferraro avevano sei figli maschi ed erano grandi cacciatori di volpi, lepri e conigli che, una volta uccisi, venivano appesi sulle staccionate. In zona c’erano anche tantissimi serpenti ed infatti uno dei cacciatori che frequentava il locale, morso da un serpente, mori all’instante. In Australia con i serpenti e gli squali non si scherza.

Melbourne, la capitale dello Stato del Victoria

Molti dei nostri paesani avevano fissato la loro residenza in città, a Melbourne. Chi arrivava dall’Italia all’ inizio abitava in un alloggio condiviso con altre famiglie. I fodati erano grandi bevitori ed ogni sera, dopo il lavoro, non possedendo ancora automobili, arrivavano a piedi e si ritrovavano a farsi una birra o due, magari anche  tre. Il ‘pub” per l’uomo di Foza, era il proprio “social network”, tanto che al  sabato i nostri genitori  portavano anche noi bambini per prendere una limonata.

Nei primi anni è stata dura perché i nostri erano sempre ben vestiti e mal visti degli inglesi. Il razzismo e l’abuso erano normali ma gli emigranti sono sopravvissuti con il lavoro duro, per migliorare le loro vite e quelle delle loro famiglie. Anche verso noi bambini c’era sempre del razzismo a scuola.

La chiesa Santa Maria (Our Ladies Help of Christians) era il luogo dove ogni domenica, alle 10 del mattino, si trovano tutti gli italiani del quartiere per la santa messa in Italiano.

Il lunedì nelle edicole arrivava sempre il Globo, il giornale scritto in Italiano che portava le notizie dell’Italia come anche quelle locali. Il Globo era nato da un’idea di Carlo Valmorbida, proveniente da Valli del Pasubio, arrivato in Australia nel 1949. Nel 1951 acquistò con i fratelli un negozio di alimentari ed insieme si avventurarono nell’importazione di formaggi, olio, pasta, caffe, pomodoro, tonno in scatola e vino. I miei genitori facevano la loro spesa sempre dai Valmorbida. Anni dopo ho avuto la opportunità di lavorare con Carlo, sia nella Camera di Commercio a Vicenza, che qui a Melbourne, quando la comunità italiana aveva acquistato il Centro Assisi, nei anni ’90.

Carlo Valmorbida in primo piano.

Linda Lazzari “Pierone” in Omizzolo, la “madre” dei Fodati emigrati.

Tra i paesani non esistevano differenze, tuttavia alcuni di loro possedevano qualità di leadership e questi divennero “mentors”.

Linda Lazzari “Pierone” in Omizzolo fu una di queste persone speciali e divenne il punto di riferimento, anzi la “madre” di tutti i fodati che arrivarono a Melbourne negli anni ’50. Linda era molto amata e rispettata da tutti  e  aiutò molti di loro a stabilirsi qui a Melbourne. Aveva alcuni fratelli, in particolare Egidio sposato con la zia Nina Gheller “Tiraca”. Abitava a Carlton con il figlio Costante. Costante aveva sposato Laila e avevano tre figli: Vince, Peter e Bruna. Il fratello di Costante, Antonio, abitava qui a Pascoe Vale South vicino a me ed ancora i suoi figli abitano qua. L’altro fratello Luigi si era sposato con una ragazza proveniente dalla Scozia ed anche loro avevano quattro figli maschi. Mio padre mi diceva che Luigi era stato assunto come massaggiatore sportivo durante le Olimpiadi del 1956.

Linda Lazzari e Silvio Omizzolo

Un’altra persona autorevole e di prestigio è  Vince Oro “Pegorel”.

Vincenzo Oro, figlio di Giacomo Oro e Maria Chiomento, emigrato a Melbourne, nel 1956.

Vince arrivò in Australia nel 1956, quando suo zio, Eugenio Chiomento “Cavai” era già qui da qualche tempo. Vince è sempre stato generoso e portava in dono a Giovanna Chiomento, sua cuginetta, e a me dei giocattoli, tra cui la macchina della polizia, con le sirene lampeggianti ed il telecomando, unica nel suo genere nei primi anni ’60.

1963, Angelina Menegatti e Giovanna Chiomento

Ma Vince non rimase a Melbourne a lungo, perché per guadagnare di più scelse una attività assai dura come quella di lavorare in ambienti molto difficili, nel campo della coltivazione e della raccolta della canna da zucchero, all’estremo nord del Queensland. Lì Vince fu vittima di un morso di un serpente velenoso e potè fortunosamente sopravvivere soltanto per la sua forte fibra e per il passaggio in zona di una pattuglia di militari che, andando a contestargli una infrazione, lo trovarono svenuto nel letto… In seguito Vince fece altri lavori nel NSW, e quando la stagione della canna da zucchero era terminata egli tornò a Melbourne negli anni ’60 ed iniziò una attività in proprio. Con la sua impresa Vince andò a Darwin, dopo il rovinoso ciclone nel 1974, per ricostruire le strade e le altre infrastrutture necessarie alla città.

Foza, 1942/43. Vincenzo Oro “Pegorel”, a destra, con la mamma Chiomento Maria e i fratellii Bruno e Giacomina.

Ricordo la sua pelle abbronzata, la sua voce roca, unita alla squisita gentilezza di un gigante che non farebbe male a una mosca, nonostante la sua statura e la sua forza fisica. Negli anni successivi ho avuto la fortuna di collaborare con Vince e lui era sempre felice di condividere con me le tante storie di Foza e della sua vita qui in Australia.

Foza, agosto 2006, Santo Menegatti (figlio di Giovanni Gallio e Lina Lazzaretti) e la moglie Chantel abbracciati dall’amico Vincenzo Oro “Vince Pegorel”.

Anche Fernando Lunardi “Maino”, detto Nando, coniugato con Anna Omizzolo, era un personaggio autorevole. Lui e il fratello Ferruccio facevano i pittori e tutti i paesani quando avevano bisogno di imbiancare le loro case li chiamavano. Con loro per un periodo c’era stato anche il fratello  Franco, poi ritornato a Foza per assistere gli anziani  genitori. L’ altro fratello, Elio, sposato con Lina Carpenedo aveva una attività nel campo edilizia.

A Melbourne abitavano anche Bianca e Tonin Lunardi “Malgaret”, genitori di Cesco e di alcune figlie, arrivati nel Settembre del 1959 andando ad abitare a Murdock Street Brunswick.

Al centro Luigi Menegatti “Stivain”, tra gli amici Michele e Antonio Lunardi “Malgaret”.
Michele Lunardi “Guccia Malgaret”.

Anni prima, nel 1955 era arrivato in Australia il loro nipote Michele Lunardi “Malgaret”, detto Kele, un giovane molto alto di statura. Kele si era sposato con Maria una giovane  del sud Italia, ma purtroppo rimase vedovo, a seguito del parto della loro bambina. Dopo questa tragedia, sua madre, Maria Lunardi “Malgareta” si era congiunta a lui nel 1967 per aiutarlo a far crescere la piccola Maddalena. In casa di Michele e di sua moglie Maria fu ospitata anche mia mamma, quando io feci l’operazione alle tonsille, dato che l’ ospedale era nelle vicinanze.

A Melbourne c’era anche Angelo Guzzo “Bianco”, con la moglie Caterina Alberti, detta Catina Bianca. Essi abitavano a Brunswick Street North Fitzroy in una casa molto carina, che  ricordo bene. Era a due piani di mattoni e con delle ringhiere di ferro. Andavamo li da loro dopo le partite del football, calcio australiano, dove giocava, nella squadra di Carlton, Sergio Silvagni, nato qui, ma di genitori di Asiago. Adesso gioca a calcio il nipote Jack. I Guzzo sono poi ritornati in Italia ma i loro due figli Cesare e Lino sono rimasti in Australia. Lino lavorava nell’ edilizia assieme a Idillio Menegatti, mentre Cesare faceva il pittore. Nel 1971, quando siamo venuti per una visita a Foza, la Catina Bianca e Angelo ci hanno ospitato per un periodo di tempo, quando la casa di mia nonna era occupata dai fratelli e sorelle di mio padre. Eravamo giunti a Foza per la festa quinquennale della Madonna, con Anna Omizzolo “Misoi” e la  figlia Lilly, Idillio Menegatti “Sette”, con la moglie Lina e i loro  figli Jimmy e Roberto.

Foto scattata in Svizzera. La sposa è Elvezia Guzzo, lo sposo è Bert Hausle. Al centro i genitori di Elvezia, Angelo Guzzo e Alberti Caterina.
Melbourne, seconda metà anni ’50. La seconda in piedi da sinistra è Lidia Contri, seguita da Assunta Ceschi, Maria Munari, Marco Gheller, Ferruccio Lunardi, Gianni Lunardi, Silvio Gheller ed Eugenio Chiomento. Seduti sono Idillio Menegatti, Angela Oro col marito Giorgio Markis, Pietro Lunardi, Ettore Omizzolo, Guido Gheller, Fernando Lunardi (col bicchiere), Nino Carpenedo, Luigi Menegatti, Giannetta Lunardi e Anna Omizzolo. Le bimbe a destra sono Fernanda Lunardi e Ivonne Carpenedo.
In questa foto, scattata nello stesso giorno della precedente, è presente anche Marcello Omizzolo accanto alla moglie Lidia Contri, penultimo a destra in piedi.

I miei genitori

L’emigrazione verso l’Australia ha visto protagonisti entrambi i miei genitori. Mia mamma, Carmina Antonietta Nero, era proveniente da Conflenti, un comune della Calabria, e mio papà Luigi Menegatti, detto ”Jijo Stivain”, era partito  da Foza, due paesi poveri e molto lontani tra di loro.

Wonthaggi,13 luglio 1959, matrimonio di Antonietta Nero e Luigi Menegatti.

Mia madre arrivò in Australia in nave, nel Marzo del 1954, assieme ad una cognata, quattro nipoti ed altre famiglie del medesimo paese, con le quali ancor oggi manteniamo il legame di amicizia e fraternità. Lei si stabilì a Wonthaggi e fu assunta per raccogliere piselli con le altre sue compaesane, mentre suo fratello ed altri membri della famiglia già lavoravano nella locale miniera di carbone dello Stato.

Mio padre arrivò a Melbourne nel giugno del 1955 e fu ospitato nella casa dei coniugi Maria Munari e Pietro Lunardi “Castean”, che abitavano al n.568, Brunswick Street, Fitzroy. Poco dopo il suo arrivo egli fu assunto da GMH (General Motors Holden), la fabbrica dove già lavoravano sia Pietro Lunardi “Castean” sia un altro paesano, ossia Guerrino Paterno, detto Rino Fire, entrambi coetanei di mio padre della classe del 1923.

I compagni di viaggio, di mio padre, durante la traversata in nave, ossia Francesco Lunardi “Malgaret”, detto Cesco e Giovanni Carpenedo “Gobat”, detto Nino, si sistemarono il primo a Wonthaggi, mentre il secondo  andò ad abitare  a Carlton, al n 29 Kay Crescent. Carlton. Carlton e’ molto vicina alla citta di Melbourne e in quegli anni c’erano tanti italiani,  infatti a Kay Street abitavano anche Eugenio e Alfonso Chiomento (Cavai), Mario Oro ed altri amici.

Maria Munari e, a destra, il marito Pietro Lunardi “Castean”, prima di partire per l’Australia. Con loro Pio Munari e i fratelli Dino e Piero Cappellari.
Francesco Lunardi con, a destra, Idillio Menegatti.

Quando i miei genitori si sposarono andarono a vivere a Clauscen Street, North Fitzroy, con Angelo Forte e Ida Munari, una famiglia originaria di Camporovere. Nel maggio 2021 la figlia di Angelo, Lina Forte in Ferraro è mancata in pochi giorni. Ha lasciato in me un gran vuoto perché è lei che mi ha fatto da sorella maggiorenne, è lei che aveva tutti i miei ricordi da piccola. Le storielle dei miei primi anni me le raccontava tutte lei. Adesso io racconto quegli anni con tanto affetto alle sue due nipotine.

I miei genitori hanno poi acquistato una casa, di fronte, a Clauscen Street, e Maria la sorella di mio padre, con suo marito Alfonso Chiomento detto “Fonsetto Cavai” e la loro figlia Giovanna sono venuti a vivere con noi, insieme a mia nonna materna, Raffaella Paola e altri tre inquilini.

Anche Eugenio Chiomento “Cavai”, fratello di Fonsetto, era venuto a abitare con noi quando lavorava al Florentino, un ristorante prestigioso Italiano, dopo che nel 1953 aveva lasciato il lavoro della miniera di Wonthaggi.

Alfonso “Cavai”
Maria “Mora”
I due fratelli Chiomento “Cavai”, Eugenio a sinistra ed Alfonso con la moglie Maria Menegatti “Mora”.

La nostra casa aveva quattro camere da letto e due cucine. Mia mamma cucinava bistecche, uova e peperoni per colazione, dato che uno degli inquilini, Michele Scuglia, suo cugino fruttivendolo, aveva bisogno di una sostanziosa colazione per iniziare la giornata. Michele in seguito sposò Raffaelina Nero e lei gli offrì il porridge per colazione…che dramma, solo zia Antonietta sapeva cucinare e cosi Raffaelina dovette velocemente andare a lezione di cucina.

I miei genitori non hanno mai imparato l’inglese. Mio padre per certo non sapeva dire più di tre parole, mentre mia mamma sapeva anche leggere un po’. Cosi io dovevo sempre fare da interprete in banca, dai medici e in tanti altri posti. Sono sicura che tutti i figli di quell’epoca facevano come me. Cosi siamo cresciuti parlando due lingue.  

I paesani del quartiere.

Nelle immediate vicinanze, ad una ventina di metri da casa nostra, vivevano Guerrino Paterno, detto Rino Fire e sua moglie Angelina Lunardi. Rino e Angelina hanno avuto due figlie gemelle, Luisa e Teresa, poi Bertilla e il mio coetaneo Livio. A Livio piacevano le lucertole grandi e le tartarughe. Un giorno una lucertola scappò ed arrivò nel nostro giardino….. quante grida…. questa lucertola era di circa un metro, bella grossa ma brutta che mai, con delle gambe più grosse delle mie.

Anche le famiglie di Lunardi “Calza” abitavano nel quartiere. Il fratello Giacomo Lunardi detto “Jimmy Calza” era venuto da giovane in Australia, forse quando aveva 15 anni, e parlava bene l’inglese. Egli possedeva una casa, con tanto terreno attorno e parcheggiate tante auto mezze distrutte. Era una casa molto grande. Le sorelle di Jimmy Teresa e Lucia abitavano a Barkley Street. Lucia Lunardi “Calza” era sposata con un Romanin e avevano 2 figlie e un figlio, mentre Teresa aveva solo la figlia Vanda.

Vanda si era sposata con Gianni Lunardi “Catagno”, arrivato nel 1956, ed essi abitavano con Teresa la madre di Vanda. In seguito arrivò il fratello di Gianni, Guido, che, coniugato con Concettina, andò ad abitare un po’ fuori città, in una nuova zona di Melbourne, Avondale Heights.

Melbourne, 1947. La piccolina è Vanda Lunardi,con la mamma e zie. Da sinistra la zia Angela Lunardi , Lucia e la mamma Teresa.

La loro sorella Giannetta, coniugata con Giovanni Carpenedo, detto Nino Gobat, abitava a Fawkner. Loro erano delle persone molto allegre, sempre con il sorriso, ed io giocavo spesso con le figlie Ivana e Nadia.

Carpenedo Giovanni a Venezia con la moglie Giannetta Lunardi e le figlie Ivana e la piccola Nadia.

Guido Gheller “Bacan”, detto Tarzan, cugino di mio padre, abitava vicino a noi negli ultimi suoi anni, con la moglie Giovanna ed il loro figlio Enrico, nato nel 1965. Tarzan era invincibile. Faceva le scommesse al “pub” e metteva cocci di bicchiere in bocca e li ingoiava… per noi bambini era divertente. Guido era andato a tagliare tabacco a Myrtleford e quando si era sposò con Giovanna, originaria di un pase calabrese vicino a quello di mia mamma, ritornarono in Italia per un periodo di vacanza negli anni ’70. Giovanna abita ancora a North Fitzroy.

Guido Gheller “Bacan”.

Marcello Omizzolo “Cursor” arrivò in Australia nel 1954, con la famiglia e la moglie Lidia Contri. Nei primi anni andarono a vivere a Wonthaggi dove lavorava  Ettore, il padre di Marcello, e poi si stabilirono a Carlton.

1967/1968 a St Brigid’s North Fitzroy. Prima Comunione di Orlando Omizzolo e di Angelina Menegatti.

Con i figli di Marcello, Bruno, Ettore e Orlando, eravamo amici e frequentavamo la stessa scuola, per cui partecipavamo insieme alle feste religiose in chiesa, come la comunione e la cresima. Lidia Contri, la moglie di Marcello Omizzolo e mia madre erano buone amiche e lavoravano nella stessa fabbrica. Marcello consegnava il pane ed era un anno più anziano di mio padre. In quella casa ora abita ancora Ettore il figlio di Marcello.

Foza, 1971. Marcello Omizzolo, a destra, con gli amici Orlando Cappellari “Pierotto” e Aurelio Grandotto “Fornaro”, con la moglie Teresa Cortese.

Nel quartiere c’erano tante altre famiglie Italiane in particolare di Camporovere, come la famiglia di Lena Stefani e di suo marito Nildo Strazzabosco, arrivati nel 1951. Nildo e Lena ritornarono in Italia all’incirca nel 1965 con la loro famiglia. Lida e suo fratello Nico abitano ancora oggi a Camporovere e ci siamo sempre tenuti in contatto per tutti questi anni.

Dandenong

A Dandenong, un sobborgo di Melbourne a circa 40 km di distanza, vive anche Idillio Menegatti “Sette” con la moglie Lina Villella. Andavamo sempre a casa loro perché sono nostri parenti ed inoltre lì vicino abitava il fratello di mia mamma ed anche Lina è sua parente. Idillio aveva un’impresa edile piuttosto affermata e aveva anche acquistato una grande fattoria con annesso un allevamento di polli.

In un sobborgo vicino,  di nome Oakleigh, vivono anche Fernanda Contri “Pampi” e Richelmo Oro ”Oretti”, una famiglia molto unita e socievole.  Ci trovavamo spesso con loro anche in casa da Idillio, in particolare con il loro figlio Walter di anno più giovane di me, con il quale siamo tutt’ora in grande amicizia.

Idillio Menegatti, figlio di Eugenio e Antonia Lunardi Jasinta, a 19 anni, a Ballarat, nel 1955.
Fernanda Contri ed il marito Richelmo Oro tra i loro figli Walter, Denise, Rita e Dina.

I miei parenti calabresi.

La famiglia di mia madre negli anni ‘60’ si trasferì a Dandenong, come pure diversi suoi paesani, dopo un grande incendio nella miniera nel 1964, andando a lavorare nelle fabbriche di tappeti, della Bosch della Biro ed anche alla International Harvester dove si costruivano delle macchine agricole. Ricordo una delle volte che siamo andati a Dandenong, era di sabato e nella citta di Melbourne c’era una atmosfera di lutto in quanto avevano giustiziato per impiccagione un certo Roland Ryan, ultima esecuzione avvenuta in Australia. Benché lui fosse un criminale la gente assolutamente non voleva fosse giustiziato. Ricordo che nella strada della zia c’era una cabina telefonica e per me era molto divertente a mettere i soldini e parlare al telefono.

Dandenong

Vicino c’era anche la scuola dei miei cugini e si andava a giocare sulle altalene. In zona cerano tanti Italiani e si festeggiava sempre con dei bei pranzi con salame, formaggio e crostate fatte in casa. A Dandenong ho dieci cugini da parte di mia mamma, sei femmine e quattro maschi. Ancor oggi con i miei cugini ci uniamo a festeggiare i nostri genitori almeno quattro volte all’anno. Nel 2018 siamo andati assieme, ma non tutti, in Italia per vedere dove erano nati a il Piano di Mura, Conflenti. Non c’erano mai stati benché avessero fatto tanti viaggi in Italia. Un’esperienza indimenticabile per loro e cosi, assieme, abbiamo anche incontrato altri parenti e cugini dato che loro parlano il calabrese ed è stato bello vedere i cugini dei nostri genitori che non conoscevamo.

Conflenti

Giovinezza a Melbourne

Mia mamma, ed Angelina Lunardi in Paterno “Fire”, d’estate facevano le valigie e tutti insieme andavamo al mare con il tram. Mio padre e Rino “Fire” lavoravano entrambi alla GMH e le mamme andavano in spiaggia, sotto l’ombrellone, con i bambini che correvano ovunque. Abbiamo condiviso molti pasti assieme, negli anni in cui siamo stati vicini di casa e si sono formati legami speciali.

Angelina Menegatti con il padre Luigi “Stivain”.

Nei dintorni c’erano dei negozi di alimentari che vendevano prodotti italiani e lì si faceva la spesa che veniva portata a casa la sera. Un signore, di nome Calliguri, ci portava la verdura ed il pesce ogni venerdì. Non c’era spreco di bustine di plastica, ma fagotti di carta. La carne si prendeva dal macellaio italiano perché gli inglesi non conoscevano la carne come gli italiani. Il pane in stile italiano era solo in certi posti, così si doveva andare presto il mattino per prelevarlo. Il latte ce lo portavano a casa ogni giorno. Nella nostra strada c’erano tanti bambini, tutti di genitori Italiani, e si giocava sempre assieme. C’era un ruscello vicino e si andava giù a vedere le rane anche se interessavano di più ai ragazzi. Un giorno, mentre giocavamo a nascondino, sono entrata in un grande tubo pensando che si poteva usciere dall’altra parte ma dovette giungere in soccorso mia madre, chiamata dagli altri bambini.

St. Brigid’s Catholic Church

Livio Paterno ”Fire”, mio coetaneo, era andato a scuola prima di me alla Merri Creek  Primary School  ed anch’io lo volevo, così mi hanno presa a quattro  anni e mezzo nella scuola primaria di Stato dove andava lui. Il problema era che a me, abituata con la nonna ai pranzi caldi, di dover mangiare un tramezzino non andava, cosi nel successivo anno fui spostata in una scuola cattolica, St. Brigid’s a Fitzroy. A tre porte dalla scuola c’era la casa di Valeria Valente (Spiller) di Cesuna e sua figlia Francesca. Noi due abbiamo frequentato la stessa scuola e Valeria preparava pranzi caldi a mezzogiorno e anche al dopo scuola. Questo è durato fino alla terza media, quando abbiamo dovuto cambiare scuola. Non ricordo mai un tramezzino a scuola fino al 1975.

St. Brigid’s Catholic Church School, North Fitzroy.
1967, Livio Paterno, figlio di Rino “Fire” e Angela Lunardi, con Angelina Menegatti il giorno della Prima Comunione.

Valeria era divertente, il suo inglese era scarso ma lei era molto intraprendente, tanto che saliva sul tetto per pulire il camino e questo faceva notizia sul giornale locale con grande disgusto di suo marito Raimondo. Raimondo era arrivato in Australia nel 1924 e parlava bene l’inglese. La sua prima moglie era morta e, andando in Italia per un viaggio dopo anni, incontrò Valeria a Cesuna. Si sposarono nel 1959 qui a St. Brigid’s, anche se lui aveva diversi anni in più di lei. Raimondo aveva già avuto una famiglia, ma Valeria amava i figli del marito come la sua Francesca, mia coetanea. Fin poco prima della morte di Valeria, avvenuta nel Maggio 2021, si scherzava con lei. Il Covid ci ha tenuto lontani ma al telefono ci sentivamo sempre. Adesso con Francesca ci sentiamo e si ride e scherza dei giorni passati.

Luigi Menegatti ed Antonietta Nero, Maria Munari e Pietro Lunardi, Angelina Lunardi e Guerrino Paterno, tre coppie di amici fraterni.

Con i paesani si andava sempre a fare delle scampagnate nei dintorni di Melbourne. Non tutti possedevano l’auto e cosi si arrivava in taxi. C’erano sempre tanta allegria, tanto da mangiare e tanti canti degli uomini. Ricordo tutte le canzoni che cantavano ancora oggi. Poi si celebrava anche la festa della Madonna in famiglia e con degli amici. I paesani mandavano dei soldi per la festa.

La continuità delle tradizioni e degli eventi culturali era di grande importanza per la mia famiglia.

Una di queste tradizioni era la produzione annuale del salame. La macellazione della carne avveniva da parte di un esperto, in modo che nulla andasse sprecato. La carne veniva macinata ed insaccata per salami o musetti e le ossa venivano arrostite o bollite e mangiate con il kren. La gelatina veniva fatta con gli zamponi, le orecchie e altri pezzetti. Mentre gli uomini facevano il salame, le donne cucinavano un pasto abbondante con le ossa e sempre con la polenta. Dopo il maiale si faceva anche il sapone in casa. Questo sapone era stupendo, mia mamma aveva degli oli speciali ed il profumo era straordinario. C’era quello per il bagno e quello per lavare il bucato. Il bucato si lavava a mano in un lavatoio di rame con la brace sotto. Questi lavatoi poi vennero usati per bollire le bottiglie di passata di pomodoro, negli anni ’70, quando fu acquistata la lavatrice elettrica.

Ad inizio autunno c’erano le castagne che venivano incise, arrostite sulle braci, poste nella carta del giornale e poi sbucciate e gustate dopo la cena. C’erano anche le noci fresche, che si mettevano nel miele.

Ai primi di marzo si imbottigliava la passata. I pomodori, raccolti a mano nell’ampio orto o nelle fattorie di amici, venivano poi messi al sole per qualche giorno, puliti, passati a macchina ed imbottigliati in bottiglie di birra. Queste venivano poi fatte bollire in un grande pentolone di rame e durante la notte se ne sentiva qualcuna esplodere. Poi c’era anche la giardiniera delle verdure dell’orto e la frutta imbottigliata per l’inverno. Si andava a Shepparton a raccogliere la frutta, in una fattoria di amici.

La coltivazione e la manutenzione del grande orto con verdure di stagione e tanti alberi da frutto era compito di mia mamma e di mia nonna. Avevamo anche galline e mio padre teneva anche un roccolo, fintanto che mia madre non si stancò di salvare gli uccelli che uscivano accidentalmente. Mio padre non ha mai curato il giardino tranne il prato. I poveri uccellini erano sempre catturati con la gomma dell’acqua e poi messi in una scatola nel forno, finché non si riprendevano. Io ho ancora una grande paura degli uccelli perché volavano sempre in casa quando si riprendevano. Per non parlare poi delle galline, che prendevano il volo e te le trovavi addosso.

I parroci ed i sindaci di Foza con delegazioni di parenti in visita agli emigrati.

Negli anni ’70, ’80 e ’90 i parroci, i sindaci e le autorità della Comunità Montana dell’Altopiano, al fine di mantenere vivo il rapporto con la gente emigrata in Australia, organizzarono frequenti viaggi, con incontri memorabili anche presso il Veneto Club di Melbourne.

La prima delegazione, partita da Foza con vari parenti, era guidata da don Ottavio Vellandi.

La seconda, nell’anno 1979, era guidata dal sindaco Luigi Menegatti, accompagnato dal parroco don Pasquale Citton e da don Cirillo Omizzolo.

Nel corso di una cerimonia il Sindaco consegnò a Rosa Gheller la medaglia al valore militare del figlio Natale, trucidato dai nazi-fascisti ed anche la medaglia di Cavaliere di Vittorio Veneto in memoria del combattente della prima guerra mondiale, Ettore Omizzolo “Cursor”.

Nell’occasione fu anche donata una copia del Gonfalone del Comune di Foza, fatto a mano da suor Ascenzina, la madre superiora dell’asilo di Foza.

Negli anni successivi ci furono altri incontri con il sindaco Carlo Lunardi e con il presidente della Comunità Montana. Dr. Giancarlo Bortoli.

Ettore Omizzolo con la moglie Elisabetta Marcolongo.

Anche gli Alpini hanno fatto visita al Veneto Club e ricordo che quella sera tutta la birra alla spina andò bevuta. In occasione Luciana Menegatti e il Dt. Mastella hanno spedito con un bel giovane, penso di cognome Omizzolo, una valigia di pasta senza glutine per mio figlio Rainer.

Agosto 1994, presso il “Veneto Club” di Melbourne (Australia). Da sinistra: Anna (moglie di Mario Oro), Lino Guzzo “Sàpolo”, Guido Lunardi “Catagno”, Vincenzo “Vince” Oro “Pegorel”, Nino Carpanedo “Gobat”, Elio Lunardi “Maino”, Giannetta Lunardi (moglie di Nino, sorella di Guido), Connie (moglie di Guido), Antonietta (moglie di Lino), Idillio Menegatti, Antonietta (moglie di Luigi Menegatti “Jijo Stivain”) con in braccio il piccolo Rainer e Lina (moglie di Idillio). Seduti, da sinistra: Mario Oro “Lenz”, Bruna Oro “Nobile” , Luigi Menegatti “Sette” e Luigi Menegatti “Stivain”.

Oggi le nostre radici sono diventate motivo di orgoglio e vengono coltivate in quanto supportano le connessioni con i nuovi valori e pratiche culturali, almeno per quelli che hanno mantenuto i propri valori culturali. I nostri genitori, in questa terra straniera, hanno tenuto alto il nome del loro paese con il proprio lavoro, duro e magari umile ma necessario, dimostrando la loro determinazione e mantenendo sempre un legame tra la terra nativa e quella adottiva.

ANGELA MENEGATTI STEFANI

Angela Menegatti, al centro della foto, con il marito Tony Stefani, i genitori Luigi “Stivain” e Antonietta Nero ed il figlio Rainer, in compagnia di un’amichetta. Anni ’90 a Melbourne.
Rainer Stefani con Don Tiziano alla festa quinquennale del 2006 a Foza.

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