Natale Gheller

I MARTIRI DELLA LIBERTÁ DI FOZA: NATALE GHELLER

Furlani, anni ’40. Da sx Ilario Omizzolo, Natale e Giacomo Gheller.

Le milizie fasciste della RSI, con l’aiuto delle truppe naziste, nel 1945 si dedicarono in Veneto soprattutto alla ricerca dei giovani renitenti alla leva e alla caccia dei partigiani. Da Roana, il 5 febbraio 1945, partì il capitano Casadei, comandante delle Brigate Nere, con una compagnia di fascisti verso Foza per cercare armi e partigiani. Non erano molti i partigiani politicizzati ma c’erano nascosti molti giovani renitenti alla leva della Repubblica Sociale Italiana. Alle prime ore dell’alba del 5 febbraio i soldati, al comando del feroce capitano Casadei, del tenente Baldini e del maresciallo Capella, incominciarono a rastrellare il territorio di Foza e le sue contrade. I luoghi più attenzionati furono soprattutto i Totari, i Lazzaretti e i Furlani.

I fascisti furono guidati da Federico Alberti “Fajo” il quale, il giorno precedente, era stato arrestato ad Asiago. Usarono prima le lusinghe, poi promesse di denaro e infine lo torturarono a lungo per ottenere informazioni sui luoghi dove si trovassero i partigiani e fossero nascoste le armi. Prima di arrivare ai Furlani i fascisti prelevarono Severino Lazzaretti “Brick” in contrada Lazzaretti e poco prima, in contrada Stona, Cesare Lunardi “Ballot”, che stava fuggendo. Bruno ed Ilario Omizzolo “Misoi” furono svegliati da colpi di mitra, fatti alzare a forza dai letti e condotti in contrada Furlani. Tony e Luigi Gheller “Tinti” furono anch’essi svegliati ma non vennero considerati partigiani né renitenti e lasciati liberi. I fratelli Lunardi “Totari”, nell’omonima contrada, furono condotti da altri fascisti sempre ai Furlani; Alessandro Gheller detto “Nino Gotzar” fu anche seviziato e picchiato.

I nazifascisti si dedicarono poi a Natale Gheller, giovane partigiano della “7 Comuni”. Natale aveva saputo all’osteria di Arcangelo Lazzaretti che ci sarebbe stato un rastrellamento alla ricerca dei renitenti alla leva. Molti giovani, come i fratelli Benedetto e Marcello Menegatti, in quei giorni dormirono fuori casa per precauzione, nei fienili e nelle grotte della Valgadena, ma Natale restò in casa pensando che con la neve le Brigate Nere non si sarebbero mosse. All’arrivo dei nazifascisti Natale si calò dalla finestra tentando una fuga disperata verso Valcestona ma fu raggiunto da una gragnola di proiettili alle gambe e alla schiena. Ferito, infreddolito perché seminudo in mezzo alla neve, fu bastonato ed interrogato dai torturatori per sapere dove nascondesse le armi. Natale non parlò, si lamentava ma fu anche costretto a scavare alla ricerca di armi, finché il capitano Casadei lo finì con un colpo di pistola mentre chiedeva dell’acqua. La madre Rosa atterrita assisteva al martirio del figlio. Il suo corpo fu poi trasportato in slitta trainata dal cavallo di Enrico Gheller “Bacan”, anche lui dei Furlani, attraverso i Lazzaretti e il centro di Foza fino al Capitello ed esposto come un trofeo di caccia o di guerra. Don Angelo Zovi fu costretto ad essere presente. I nazifascisti brindarono con il vino della messa e con la grappa sottratta alle osterie “Al cacciatore“ di Urbano Pierotto e “Alla speranza” di Giacomo “Cursor”. Ubriachi i nazifascisti andarono poi a piedi verso Asiago. La macabra processione si lasciava dietro una scia di sangue che cadeva dal corpo straziato del giovane. I giovani presi prigionieri tra cui Ilario Omizzolo, conosciuto con il nome di battaglia di “Foza”, furono portati alle carceri di Asiago.

Federico Alberti
Cesare Lunardi
Australia, 1946. Rosa, la madre di Natale Gheller, terza da sinistra, con la sorella Ninetta e le amiche Tea e Domenica.

La madre Rosa Gheller, che aveva assistito al martirio del figlio, dopo la guerra si trasferì all’estero in Australia a Wonthaggi, nella Contea di Victoria, dove fu ospite di sua sorella Nina e del nipote che lì, in una fattoria, allevava bestiame. Nel 1958 ottenne la cittadinanza australiana. Alcuni anni dopo, per la festa della Madonna, venne per tre settimane a Foza. Il sindaco protempore Luigi Menegatti nel suo viaggio in Australia le portò la medaglia al valore concessa in onore di Natale, caduto durante la guerra di liberazione. Natale è sepolto, assieme a tanti altri giovani caduti durante la guerra di liberazione, nell’ossario di Asiago.

In Contrà Furlani c’è un monumento di pietre con croce e una lapide con fotografia sulla quale è incisa la seguente iscrizione:

NELLA VERDE ETA

DI ANNI VENTI

GHELLER NATALE

CADEVA QUI

DALLA BRIGATA NERA

VILMENTE ASSASSINATO

PER LA CAUSA DELLA PATRIA

LA MAMMA DESOLATA IMPLORA

DAI BUONI UNA PRECE

PER LUI CHE SPERA RIVEDERE

NEL CIELO

N. 16/11/1925 – M. 9/2/1945

Queste commoventi parole ricordano l’assassinio di Gheller Natale, figlio unico di madre vedova, Rosa Gheller, una morte tra le più crudeli e inaccettabili della lotta di Liberazione. La data della morte è sbagliata, nella lapide, perché fu ucciso il 5 febbraio.

CARMELO CONSOLI

Fonti:

Menegatti Luigi e Gabriele “ Da Foza al mondo” ed. Immaginario Sonoro 2017

Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997.

Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981.

Benito Gramola, Tino Marchetti, Maria Grazia Rigoni, “Tu che passi sosta e medita”. Monumenti, cippi e lapidi della Resistenza sull’Altopiano, Ed. AVL, Quaderno n° 3, Vicenza 2003.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error:
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.