Luigi Menegatti, detto Jijo Stivain.

Luigi Menegatti, detto Jijo Stivain, è nato a Foza, nella contrada Gavelle, il 21 Ottobre 1923, figlio di Giorgio Giuseppe e di Angela Gheller. Erano gli anni duri del dopoguerra, anni di fame, lutti e povertà. In famiglia c’erano già quattro fratelli ed uno di questi era morto nel periodo della prima guerra mondiale, quando era ancora molto piccolo.

Luigi trascorse la sua gioventù nella contrada Gavelle, dove da secoli abitavano i suoi antenati, lavorando fin da piccolo da contadino e boscaiolo assieme ai fratelli. Essi tagliavano gli alberi nella Val Peosa e nelle montagne vicine e poi il legname veniva trasportato in pianura. Lavori pesanti, situazione di miseria, ma tempi anche di solidarietà e di affetti della sua terra materna. Durante la colonizzazione italiana della Libia, ossia nel 1938, la famiglia di Luigi si era trasferita, assieme ad altre famiglie di Foza, a Berce, villaggio Oberdan, in Cirenaica. Qui i coloni hanno lavorato duro, coltivando i terreni e allevando del bestiame e si poterono così procurare il necessario per vivere. Ma i nativi non vedevano di buon occhio gli italiani e così ci furono atti di sangue. Con l’arrivo degli inglesi nel 1942, molti italiani, tra cui le famiglie di Foza, hanno dovuto ritornare in patria.

Dopo il rimpatrio Luigi fu chiamato alle armi e inviato al fronte di guerra l’8 ottobre 1942, giungendo, il 18 gennaio del 1943, a Kalamata in Grecia. In quella località fu preso prigioniero dai tedeschi a seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943 e da li fu condotto in un campo a Patras, sempre in Grecia. In seguito Luigi fu trasferito a Pest in Ungheria e successivamente a Berlino. Assieme ad altri compagni prigionieri, Luigi venne poi inviato a Vienna, dove gli fu affidato un compito lavorativo in una latteria, e tale occupazione durò fino a quando, a causa di un furto di una forma di formaggio effettuato da un compagno, per punizione vennero inviati nel campo 17A nei dintorni del villaggio di Mauthausen. Le condizioni dei prigionieri erano molto difficili e mangiavano le bucce di patate per sopravvivere. Essi erano costretti a lavori forzati, per posizionare delle linee ferroviarie e le relative traversine. In questo duro lavoro molti prigionieri si ammalarono e morirono. Tra essi anche Domenico Cimino, un caro amico di Luigi, compagno di prigionia fin dalla Grecia.  Domenico morì il 4/12/1944 nel campo di Flossenburg e fu sepolto a Mauthausen. Finalmente arrivarono le armate russe. Nel Maggio del 1945 il campo venne dismesso e i prigionieri furono condotti a piedi fino a Budapest, senza scarpe, con cibo scarso, costretti a dormire all’aperto con il freddo e la pioggia.

La possibilità di ritornare finalmente a casa si era realizzata. I Russi trasportarono i prigionieri italiani in treno fino Odessa e poi li imbarcarono sulle navi dirette a Genova. Dopo un lungo viaggio i prigionieri arrivarono in Italia e Luigi si diresse verso Foza in condizioni precarie da renderlo quasi irriconoscibile ai suoi stessi famigliari. Luigi, dopo aver recuperato le forze, per tirare avanti fece il recuperante di materiale bellico della prima guerra mondiale e mise su un roccolo e con queste attività contribuiva al sostentamento della famiglia. Finalmente Luigi era felice, perché era nella sua terra, nella sua contrada di Gavelle e con i suoi cari.

Wallers 1951

Tuttavia anche nel secondo dopoguerra le condizioni economiche delle famiglie erano al limite della sopravvivenza. La famiglia di Luigi era composta dal padre che era cieco a causa di un incidente dentro una miniera, dalla madre e da numerosi fratelli. I suoi fratelli e le sue sorelle erano già emigrati per trovare un lavoro, chi in Belgio, chi in Germania e chi in Svizzera. Cosi anche Luigi riempì la sua valigia e partì per la Francia, guadagnandosi la vita nelle miniere di carbone a Wallers, dove era assieme ad alcuni paesani e a suo fratello Enrico. Nel Settembre del 1951 Enrico, a causa di un incidente di lavoro, morì e cosi Luigi, solo, dovette seppellire il fratello a Wallers. Passato del tempo, Luigi lasciò il lavoro della miniera per ritornare a Foza, nel 1954, con la speranza di poter rimanere a vivere nel suo paese nativo. Furono anni difficili, il padre cieco e la miseria era tanta.


Giorgio Giuseppe Menegatti 1889-1955 padre di Luigi.

Luigi doveva ancora partire, ma questa volta forse per sempre. E cosi, assieme a Francesco Lunardi “Cesco Malgaret” e Nino Carpenedo “Nino Gobat”, il 13 Maggio del 1955 si imbarcò sulla nave Surriento a Genova, linea Flotta Lauro, diretto a Melbourne, Australia. I tre amici arrivarono a Melbourne nel pieno dell’inverno e Luigi trovò ospitalità presso il suo amico e coetaneo Pietro Lunardi “Castean” a Brunswick Street Fitzroy. La casa di Pietro e di sua moglie Maria Munari era ospitale e non mancava nulla. Luigi era contento ma gli mancavano le sue montagne, sua madre, che era divenuta
vedova, ed altri familiari nella contrada di Gavelle. Anni difficili.

Pietro Lunardi, Luigi Menegatti e Guerino Paterno 1988

In Australia c’erano già tanti paesani. Tra essi la cara zia Linda Lazzari in Omizzolo, Ettore Omizzolo, Marcello Omizzolo, Costante e Antonio Lazzari. Poi i cugini Gheller a Wonthaggi dove essi si erano stabiliti, con fattoria agricola e relativo bestiame ed altri ancora che avevano il lavoro nelle miniere di Wonthaggi. C’era anche la famiglia del sarto Marco Gheller “Crun” che aveva la sua propria sartoria. Altri paesani avevano già le famiglie con loro e cosi al fine settimana si ritrovavano tutti assieme, da uno o dall’altro, a festeggiare e a parlare della loro cara Foza. Luigi trovò una occupazione presso la General Motors Holden (GMH) dove lavorava assieme a Pietro Lunardi e a Guerino Paterno “Rino Fire”. Essi erano coetanei e rimasero molto uniti e veri amici per tutta la loro vita, tanto che Luigi aveva voluto acquistare la sua abitazione accanto a quella di Rino con il quale c’era un contato continuo. Luigi, dopo aver lavorato alcuni anni presso la GMH, pensò di trovare una nuova occupazione nel settore delle costruzioni dove si poteva guadagnare di più, ma  ebbe un incidente sul lavoro che gli procurò una infermità ad una gamba e perciò dovette ritornare al suo lavoro presso la GMH.

Nel 1959 nella città di Wonthaggi, Luigi era stato invitato ad un matrimonio di un parente. Durante quella festa Luigi conobbe Antonietta Nero, che alcuni anni prima, ossia nel 1953 era giunta dalla Calabria assieme alla cognata ed abitava con il fratello e la sua famiglia a Wonthaggi.

Wonthaggi, 13 luglio 1959.

Le vite si incrociavano in maniera incredibile. Antonietta, durante la guerra era stata la fidanzata del soldato Domenico Cimino, morto nelle braccia di Luigi, il 4 Dicembre del 1944, nel campo di prigionia a Flossenburg. Come se non bastasse, lo zio di Antonietta, Francesco Paola, era stato a lavorare con Luigi e suo fratello Enrico nella miniera di Wallers e avevano già allora stretto amicizia. Luigi ed Antonietta, dopo qualche mese dal primo incontro, si sono sposati e da questa unione, nel 1960, è nata Angelina, che ora parlerà in prima persona.

Luigi, Antonietta e Angelina.

Mio padre Luigi era un uomo che ha portato con sé tanta sofferenza. Era molto generoso, rispettato ed amato da tutti. Una persona semplice, serena, pronta ad accettare le differenze e le difficolta che la vita gli aveva sempre messo davanti.

1971, alla Festa Quinquennale col fratello Angelo

Nel 1971 aveva portato la famiglia a Foza per la festa quinquennale dell’Assunta e poi nel 1991 era ritornato da solo, ancora per la festa. Nel primo viaggio di rientro del 1971, la nostra famiglia era anche andata in Calabria a trovare i parenti e lì nei boschi mio padre si divertiva a camminare ed andare a caccia. Lui andando un giorno a camminare senza documenti fu fermato da una guardia forestale. Mia mamma avvertita della situazione era andata a prelevarlo dalla caserma dei carabinieri a Conflenti dove però aveva intanto incontrato un amico che aveva fatto il militare con lui. E che, guarda caso era proprio un primo cugino di mia mamma. Essi fecero festa e si allietarono con delle grandi bevute di birra. Questo cugino vive ancora e racconta le vicende vissute e a quanto pare alla fine della guerra egli era anche passato per Foza e hanno bevuto insieme a mio padre presso l’osteria dei Lazzaretti.


Foza, Festa Quinquennale dell’Assunta 1991, con Pietro Lunardi, Maria Munari e Guerino Paterno.

Nel 1993 è nato il nipote Rainer. Di questo mio padre era felicissimo. Egli ha tramesso a Rainer un attaccamento speciale per Foza. Rainer e il nonno erano come due bambini e combinavano tanti disastri assieme.

Nel 2007 mio padre venne colpito da un ictus e rimase paralizzato alla gamba destra, ma per amore del nipote, Rainer, dopo le terapie camminava di nuovo ed era in abbastanza buona salute.

Rainer ed il nonno Luigi, settembre 2011

A Luglio del 2011 un’infezione al piede, causata dal diabete, lo debilitò fino a procurargli la morte che avvenne il 31 Ottobre 2011, all’età di 88 anni.

ANGELA MENEGATTI STEFANI

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