Le sorelle Omizzolo, figlie di Mario Cursor.

Annotazioni e commenti di un nipote che ha avuto il privilegio di conoscerle.


 

Foza anni 60. Mario Omizzolo Cursor e Maria Gheller Cruna.

 

Nonno Mario Omizzolo e nonna Maria Gheller.

Personaggi che ricordo con grande affetto. Famiglia numerosa con due figli maschi morti per malattia il primogenito di pochi mesi mentre il secondo, zio Livio, morto in giovane età mentre tornava a piedi da Valstagna a Foza per un malore non meglio precisato.

 

Livio Omizzolo (1930-1946), foto del 1944.

Tragedia mai assopita tant’è che mia nonna non ha mai smesso il lutto e si è sempre vestita di nero fino alla morte. Le otto sorelle hanno accudito e venerato nonno Mario come meglio non si poteva. Beato tra le donne? Lui ne aveva nove, moglie e otto figlie.

Da sin. in alto: i nonni Omizzolo Mario e Gheller Maria, poi Virginia e Olga.
Davanti: Lucinda, Maria, Anna, Gemma, Elvira e Santina

Zia Virginia.  Una donna con una vita sentimentale tragica. Data di nozze fissata ed il futuro marito Antonio Menegatti di ritorno dalla guerra muore su una nave che affonda e dichiarato disperso. Una lapide con fotografia lo ricorda nel cimitero di Quarona Sesia. Decise per sua coerenza e fedeltà di non sposarsi più e di dedicarsi esclusivamente alla famiglia ed alle altre sette sorelle. La vera ed unica Capofamiglia. Ho avuto il privilegio di raccogliere alcune sue confidenze negli ultimi anni di vita e vi garantisco che non era facile. 

Zia Olga.  La definisco con molto affetto “la leonessa”, molto protettiva nei confronti dei suoi figli e guai a chi li toccava. Orgogliosa di “quel gran bel ragazzo” Giorgio e protettiva del suo Pierluigi.   Di Nadia e di Livia era a mio avviso poco espansiva, ma piena di attenzioni.  Ricordo come lei ammirava Nadia ed era molto attenta nel controllo di Livia che per bellezza e personalità e non era seconda a nessuno. 

Mamma Domenica.  Da tutti conosciuta come “Lucinda”, il perché non l’ho mai saputo nè capito. Come si può descrivere in poche parole “Tua Madre” senza cadere nel retorico o nel banale. Meglio fare riferimento prendendo lo spunto dai racconti di altre persone che la conoscevano. Il commento più frequente era questo, “molto generosa e ospitale con tutti” come lo era Amelio mio padre e che in piazza Campanella 4  molti parenti e paesani avevano un punto di riferimento e appoggio. A detta di tanti “Lucinda” era molto intelligente e portata allo studio, peccato che i pochi mezzi le hanno impedito di continuare gli studi. Sembra che pur essendo stata promossa le abbiano fatto ripetere la quinta elementare per tenerla impegnata.  

Zia Elvira. La Suora mancata, pare per problemi di salute “cagionevole”. Soggetta a continui mal di testa che la rendevano spesso irascibile.  Donna di principi ferrei e molto intransigente. Manteneva continui contatti epistolari con mia madre e conservo ancora delle sue lettere. Contrariamente alle apparenze era una donna di grande sensibilità.

Zia Maria. Il mio punto di riferimento per tutto. A lei confidavo molte cose ed era anche “la mia banca“, le consegnavo i miei soldi quando ne avevo per non spenderli tutti e me li prestava quando mi mancavano e che restituivo puntualmente sempre alla data concordata meritando così la sua fiducia. Ha sempre creduto in me e penso di non averla mai delusa. Ero molto affezionato a lei e credo avesse per me un occhio di riguardo particolare.

Zia Gemma. Gran donna per portamento ed eleganza, sempre in testa alla classifica. Sempre impeccabile e di una austerità sorprendente. Ricordo che vestiva sempre in modo perfetto e con scarpe ed accessori sempre coordinati ed in tinta. Lo si vede anche in questa fotografia dove si notano queste caratteristiche. A turno ci ospitava a Pergine per qualche giorno di vacanza e credetemi era un vero piacere stare da loro.

Zia Anna. La donna più espansiva e affettuosa, in modo anche appariscente, che si potesse trovare. Quando ti vedeva ti abbracciava sempre esprimendo tutto l’affetto che aveva nei confronti dei suoi nipoti. Se andavi a trovarla a Ronchetto un piatto di “poenta e sopresa” non mancava mai accompagnata da una frase che ricordo sempre “magna e tasi che a se tuta roba bona e a sopresa la ga fata to zio Menegheto”. Mi raccontava che in chiesa una volta le gridai “volta porcassa” espressione spesso usata nei pascoli alle mucche che stavano sconfinando nei prati altrui. Forse il giorno del suo matrimonio ma non ne sono sicuro, sulla frase si.

Zia Santina. L’unica delle otto sorelle ancora in vita ed ultima rappresentante di questa storica Famiglia. Non si può scrivere chi era, adesso che la sento ogni tanto e ancora oggi mi rimprovera se faccio qualche cosa che non le piace. Posso solo dire che con me è stata sempre disponibile e con zio Mario mi ha offerto il suo aiuto se ne avessi avuto bisogno.  Grande dimostrazione di fiducia e che per mia fortuna non ho mai avuto bisogno.

Come si evince da queste piccole annotazioni otto sorelle ognuna con una forte personalità che insieme formavano una Famiglia forte ed irripetibile.

Queste sono impressioni e commenti del tutto personali che resteranno in modo indelebile nel mio cuore e nella mia mente.

Mario Menegatti

(figlio di Lucinda Omizzolo e Amelio Menegatti)

25 Aprile 2024.

Zia Santina, l’ultima delle otto sorelle Omizzolo ci ha lasciato. Di lei ricordo, oltre il periodo delle vacanze a Foza, quando venne a Torino e cominciò ad andare a lavorare in fabbrica. Venne assunta da una nota fabbrica di scarpe sportive, la “Superga”, e venne ad abitare in Via Nicomede Bianchi da una delle sorelle, zia Maria. Faceva i turni e mandava qualche soldo a casa per aiutare la famiglia. Si sposò con Mario Gardino, operaio Fiat e viticultore nella natia Cisterna d’Asti. Donna dal carattere forte e che non te le mandava di certo a dire, terminando sempre con la frase “ricòrdate sempre che mi son to zia e ti me nevòdo”. Grazie per tutto l’aiuto che hai dato a mio padre ed alla mia famiglia, in particolare nell’ultimo periodo.

Mario.

Foza 1941. Famiglia di Mario Omizzolo (cursor o consòr). Da sin: Omizzolo Maria, Anna, Lucinda, Elvira, la mamma Maria Gheller, Gemma, Virginia, Olga. Davanti Santina, con la bambola, e Livio.
Estate 1958.Nipoti di Omizzolo Mario davanti all’ex colonia di Monselice, in via Turba a Foza. Nella foto ci sono 14 cugini che ogni estate si ritrovavano nella casa dei nonni materni.

 

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