La Madonna delle Saette

Nel 1964 avevo 14 anni e, spinto dalla curiosità, mi era venuta una gran voglia di esplorare la soffitta di casa.

Non ci andavo mai molto volentieri perché era buia ed i grandi travoni che reggevano il tetto mi facevano un po’ paura. In questo posto misterioso c’era veramente di tutto: un vecchio paio di sci che mio padre si era costruito da solo, delle forme di legno per fare delle scarpe, un baule con tanto di chiusura a chiave e molto altro.

A suscitare però la mia curiosità, una volta superata la titubanza nell’entrare lì, fu un qualcosa di arrotolato, tipo stoffa, deposto in un angolo pieno di polvere. Preso l’oggetto, ripulito alla meglio soffiandoci sopra, ricordo che cominciai a srotolarlo e, meraviglia, si trattava di un dipinto di una Madonna. Rimasi affascinato da questa tela e dunque chiesi a mio padre se potevo metterla in camera mia, perché mi piaceva molto e lui, acconsentendo, disse che si trattava della Madonna delle Saette ed aggiunse che il quadro era sempre stato nella camera di mio nonno Silvio.

Trovai, sempre in soffitta, una cornice di legno adatta e, con grande soddisfazione, appesi questo quadro ad una parete della mia stanza. Ho poi sempre portato con me questo dipinto ad olio che mi ha seguito nei diversi spostamenti e nelle diverse case dove ho abitato nel tempo. E’ tuttora nella mia camera da letto.

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Il maestro Erminio Omizzolo, papà di Paolo

Quando me lo sono potuto permettere, cioè negli anni ‘80, ho fatto restaurare il dipinto da un professionista del settore che mi ha dato alcune notizie riguardo a questo olio su tela. C’erano delle sovrapposizioni di pittura sopra l’originale ed in particolare era stata ridipinta una grossa catena d’oro con un crocefisso. All’epoca decidemmo insieme di cancellare quanto era stato aggiunto e il quadro è stato restaurato come all’origine. Il restauratore mi disse che, con tutta probabilità, le sovrapposizioni erano ottocentesche e che il dipinto poteva essere verosimilmente di un’epoca precedente. Il ritoccare dipinti già esistenti era una prassi normale all’epoca.

Alla fine degli anni ‘90, chiesi a tutti i parenti di scrivere ricordi, sensazioni, sentimenti e avvenimenti riguardanti la nostra famiglia, allo scopo di non disperdere e dimenticare la nostra storia, cosa che è stata  poi raccolta in un libro. Nell’occasione mi feci raccontare meglio e dettagliatamente la vicenda del dipinto da mia zia Licia Omizzolo.

Fine anni ’20. In primo piano Licia Omizzolo, classe 1909, a sin. la sorella Rosalia e a destra, con la collana, l’altra sorella Elsa.

Riporto qui fedelmente quanto da lei scritto all’epoca.

“ In casa si viveva discretamente, anche perché mio papà ha sempre fatto il maestro, perciò c’era uno stipendio . C’era comunque sempre il problema del debito contratto per via della della chiesa.

All’epoca della ricostruzione, dopo la prima guerra mondiale, mio padre, il maestro Silvio, percepiva circa 600 lire al mese di stipendio e, partecipando con una firma di avvallo alle spese della ricostruzione della chiesa con Don Antonio Costa e Omizzolo Giacomo, si ritrovò con un debito di 50.000 lire perché il Comune non partecipò alle spese e l’impresario Gheller Giuseppe fallì. Prima c’era qualche risparmio e mio papà lo aveva adoperato per colmare il debito, ma poi, non bastando questo, si era impegnato a soddisfare a rate quanto doveva, ed allora anche noi  abbiamo dovuto tirare un po’ la cinghia e questo è durato diversi anni. Sempre in relazione al debito contratto per la ricostruzione della chiesa, Don Antonio dette a mio papà, per riconoscenza, un quadro della Madonna. Secondo Don Antonio era una pittura che non valeva molto, ma serviva come segno di gratitudine per avere aiutato la Chiesa in un momento difficile .”

Don Antonio Costa, parroco di Foza dal 1919 al 1928.
Maestro Silvio Omizzolo, nonno di Paolo

Questa è la storia del dipinto  ritrovato nella soffitta di casa mia, ma, essendo curioso di natura, non mi sono accontentato di quanto avevo saputo. Perchè, mi chiedevo, a casa veniva chiamata “Madonna delle Saette“ considerando il fatto che nel panorama dipinto dietro la Vergine non c’era  segno di temporali e burrasche ed inoltre non avevo mai sentito dire che ci fosse una Madonna consacrata a proteggerci in tali specifiche circostanze.

La risposta me la sono data finalmente qualche anno fa, quando in occasione di un viaggio in Francia, mi sono imbattuto in un Santuario dedicato alla “Madonna de La Salettte “ eretto a ricordo di una apparizione miracolosa della Vergine a due bambini il 19 settembre del 1846 proprio nel comune francese di La Salette – Fallavaux. Naturalmente sono andato a visitare il Santuario ed a conoscere di più della storia rappresentata dal mio quadro.

In effetti la Vergine apparve a due pastorelli, esattamente come raffigurato nel quadro e risulta anche plausibile la semplificazione del nome La Salette in Saette. C’è anche a Fumane, in provincia di Verona, un Santuario Mariano dedicato alla stessa Madonna.

Questa è la ricostruzione della storia del quadro di casa Omizzolo, correttamente raffigurante la Madonna de La Salette.

Sono molto orgoglioso che mio nonno Silvio abbia contribuito fattivamente alla ricostruzione della chiesa di Foza e che tutto ciò sia parte importante della storia del mio Paese . Quella immagine che mi accompagna ogni sera, quando mi addormento, mi conforta e mi ricorda che, nel momento della preghiera, devo sempre rivolgere un pensiero a coloro che non ci sono più  o come si dice a Foza “che sono andati avanti “ e che tanto hanno fatto di buono con  l’esempio e con grande e concreta semplicità .

Paolo Omizzolo

Paolo Omizzolo, a 14 anni, nel 1964, con la fiat 1100 del padre.

L’analisi di Luigi Menegatti.

Accolgo volentieri l’invito dell’amico dr. Paolo Omizzolo a commentare e a dare alcuni spunti sull’interessante articolo recentemente da lui pubblicato sul blog “Foza volti e storie”. Il mio vuole essere solo un contributo per cercare di attribuire, attraverso alcune solide argomentazioni storiche, la provenienza della tela raffigurante una bella e spendente immagine della Madonna, che stende la mano a due adolescenti.

L’opera, come ci racconta Paolo, nel primo dopoguerra era stata donata al maestro Silvio Omizzolo da parte del parroco pro tempore di Foza, Don Antonio Costa, come riconoscimento per l’aiuto economico e il sostegno prestati per l’edificazione della nuova chiesa parrocchiale. Il maestro Silvio, come appare in diverse foto d’epoca, era un uomo assai distinto, persona influente e colta, che portava gli occhiali e che partecipava attivamente alla vita civile e religiosa del paese. Un ramo della famiglia, che viveva a Padova, era anche imparentato con lo scrittore Mario Rigoni Stern. Nel periodo delle due guerre, Silvio si era occupato dell’istruzione di generazioni di scolari e mentre era profugo di guerra con la sua famiglia a Cittadella, dove erano provvisoriamente collocati in stanze di fortuna anche gli uffici comunali, seguiva assieme al commissario prefettizio Cav. Aurelio Grandotto le attività amministrative del comune e le innumerevoli pratiche a favore dei suoi paesani profughi, mandati raminghi in mezza Italia. E proprio a Cittadella nasceva suo figlio Erminio. Dopo la fine della guerra, i profughi poterono tornare a casa, trovando morte e desolazione; non potendo tuttavia superare il primo inverno a causa del freddo intenso patito nelle baracche di fortuna, e privi di ogni assistenza, furono costretti a scendere nuovamente in pianura fino alla primavera successiva.

Aurelio Grandotto “Fornaro”



La preziosa tela per lungo tempo è stata gelosamente conservata nella soffitta della abitazione Omizzolo di via Turba a Foza. Essa è stata tenuta molto cara dal maestro Silvio, dalle sue figlie e dal maestro Erminio, papà di Paolo, che a sua volta l’ha voluta nella sua camera. Le memorie tramandate dalla famiglia e in particolare da Licia Omizzolo, zia di Paolo, sono un sicuro indizio e portano ad una attribuzione precisa, in quanto l’immagine è stata sempre e da tutti chiamata “Madonna delle saette”. Paolo, andato via dal paese ancora giovane, ha conservato nella sua memoria tale attribuzione, senza peraltro poterne percepire il significato così preciso e soprattutto legarlo al luogo di culto dove poteva essere stata esposta la tela. Paolo si era pertanto convinto di collegare l’opera ad un luogo di culto posto in territorio francese, Madonna De La Salette, che assomigliava un po’ alla Madonna delle saette.
Secondo me, invece, non occorre andare così lontano; la verità potrebbe essere molto più vicina e certamente più suggestiva ed essa potrebbe essere collegata direttamente alla storia dei luoghi di culto del nostro paese. Come è noto, in località Capitello, poco distante da dove è stato recentemente eretto un piccolo capitello, su iniziativa delle sorelle Omizzolo “Cursore”, esisteva la chiesetta dedicata in origine alla “Madonna delle saette”. E non era un luogo qualsiasi.

Foza anteguerra con in primo piano la chiesetta di via Turba


Proprio dove si ergeva la piccola chiesa, vi era la confluenza di due importanti mulattiere; il primo sentiero, detto dello Staik, collegava il centro con la Valcapra, per proseguire successivamente verso la Val Vecchia o Zontall, mentre dalla parte opposta partiva il ripido sentiero che collegava la piazza con la Valpiana. Proseguendo invece sulla dorsale del crinale si giungeva alle contrade dei pastori, ossia al Pubel e Tessar di sopra, ed ancora oltre si raggiungeva il colle Spill, dedicato a San Francesco.

Il Capitello era un luogo importante che veniva sempre raggiunto con le processioni votive, partite dalla chiesa parrocchiale, seguite da una moltitudine di persone, sia che si trattasse di quelle del Venerdì Santo che di quelle del Corpus Domini. In effetti tale ultima processione è documentata da una foto scattata ancora nel 1915, prima della distruzione della chiesetta a seguito della grande guerra.

Foza 1915. La processione del Corpus Domini passa davanti alla chiesetta di via Turba, distrutta dalla guerra e mai più ricostruita


La contrada Capitello, in epoca fascista, ha visto cambiare il suo nome in via Generale Euclide Turba, in ricordo della medaglia d’oro caduta sul monte Castelgomberto. Sull’insegna in marmo posta sul muro dell’albergo alla Speranza, accanto al nome della via c’era il simbolo del fascio, quest’ ultimo ora ricoperto con la vernice.
Ma perché Madonna delle Saette?
I fulmini, o saette, rappresentavano una temuta calamità che aveva procurato nel tempo diversi incidenti, anche mortali. Molti erano stati nel tempo i danni ad abitazioni, animali, persone. Una saetta era anche entrata nella chiesa parrocchiale, uccidendo un bambino della contrada Valcapra. Poi era morto a causa del fulmine un giovane e dotto sacerdote della famiglia Lunardi “Osei”, colpito mentre era nei pressi del duomo di Padova. In suo ricordo era stato fatto un dipinto nella chiesa parrocchiale di Foza. La gente aveva perciò voluto dedicare un luogo di culto alla Madonna delle Saette, come invocazione della sua protezione, ma la denominazione era poco gradita alle autorità religiose, che alla fine vollero cambiarla con quello più classico di Madonna del Rosario. La chiesetta dopo la guerra non venne più ricostruita, sostituita da quella eretta sul viale del Monumento, a ricordo dei caduti delle due guerre mondiali.
I Santi, e la Madonna in particolare, venivano invocati come intercessori per esorcizzare i pericoli, le malattie, le guerre e le avversità. Dall’altra parte del paese, infatti, esisteva già nel 1600 un capitello ed ora c’è la chiesetta dedicata a San Rocco, protettore dalla peste.
A mio parere, quindi la tela consegnata al maestro Silvio Omizzolo, la persona più istruita del paese, potrebbe essere l’unico prezioso ricordo rimasto della chiesetta della Madonna delle saette, andata perduta nella prima guerra mondiale. Infatti, nonostante la precipitosa fuga della gente, avvenuta nel corso della primavera del 1916, le opere d’arte religiose erano state prelevate, sia pure in momenti successivi, e portate in salvo; mi piace pensare che il maestro Silvio abbia avuto in consegna e conservato un simbolo
della fede semplice dei paesani, così legati alle tradizioni

Luigi Menegatti

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