I partigiani di Foza lontani da Foza.

Il 25 aprile 1945, giorno della liberazione di Milano dai nazifascisti, è diventato la data fondante della nostra Repubblica e della nostra democrazia. I combattimenti però non finirono il 25 tra tedeschi e partigiani perché in Veneto continuarono ancora per alcuni giorni. Venezia venne liberata il 28 e il 29 aprile, Vicenza alle ore 11 del 28 aprile vide l’ingresso degli americani ma la città era già stata liberata dai partigiani. Non erano ancora finiti gli scontri che già il decreto luogotenenziale n. 158 del 5 aprile 1945 stabilì una prima classificazione tra i partigiani individuando le qualifiche di patriota combattente, di benemerito della lotta di Liberazione e di caduto della lotta di Liberazione.  Il decreto però non ebbe attuazione e così se ne fece un altro ancora, il 21 agosto 1945 n.518. Con esso vennero costituite 11 commissioni regionali più la commissione Esteri con sede a Roma che aveva il compito di vagliare i “curricula” dei partigiani di nazionalità italiana che avessero svolto la loro attività all’estero.  Stabiliva inoltre criteri più precisi per la concessione della qualifica di partigiano “caduto”, “combattente”, “invalido o mutilato” e della qualifica di “patriota” per tutti coloro che tra il 1943 e il 1945 avessero “collaborato o contribuito attivamente alla lotta di liberazione”, sia militando nelle formazioni partigiane per un periodo minore di quello previsto sia rendendo costante e notevole aiuto alle formazioni partigiane.

Emilo Vedova. Dall’alto della montagna,1945.

Si poneva intanto la questione di come tradurre in benefici di carattere economico ed amministrativo la militanza nella Resistenza, l’essere stato ferito nella lotta armata e l’aver avuto i propri famigliari o partigiani caduti in combattimento o vittime di rappresaglie ed esecuzioni sommarie nazi-fasciste. Già il decreto luogotenenziale n. 421 del 20 giugno 1945 aveva disciplinato i “premi di solidarietà nazionale” da assegnare alle varie qualifiche. Si stabilì in L. 1.000 il premio per i patrioti combattenti, elevato a L. 5.000 per quanti avessero partecipato alla lotta di liberazione armata per almeno tre mesi e a L. 10.000 per chi avesse subito “ferite gravi”. Venne inoltre quantificata in L. 20.000 l’indennità per le famiglie dei patrioti “dispersi o caduti in combattimento o caduti per rappresaglie o deceduti in seguito a ferite o malattie contratte in servizio”. Il decreto del 21 dicembre 1945 n. 917 concedeva un assegno giornaliero di venti lire ai partigiani combattenti disoccupati ed indigenti. Inoltre l’assegno veniva integrato con altre quattordici lire giornaliere per ogni figlio di età inferiore ai quindici anni e di diciassette per la moglie e per ogni figlio di età dai quattordici ai diciotto anni. La cifra sarebbe stata elargita per 180 giorni. Erano esclusi dal beneficio coloro che tra l’8 settembre 1943 e il 9 maggio 1945 avessero commesso delitti comuni, riportando una condanna detentiva superiore a tre mesi. Per i partigiani che avevano riportato nella lotta di liberazione ferite gravi, invalidità o mutilazioni, il premio di solidarietà era elevato a diecimila lire; mentre alle famiglie di quelli dispersi o caduti in combattimento o per rappresaglia o deceduti in seguito a ferite o malattie contratte in servizio il premio sarebbe stato di ventimila lire. Il decreto 26 aprile 1946 n. 240 concedeva ai reduci di guerra e della lotta partigiana delle agevolazioni per la costruzione e l’assegnazione di case e per la riparazione degli edifici rurali danneggiati o distrutti durante la guerra. Inoltre si cercò di favorire la riammissione nella vita civile dei partigiani attraverso l’assunzione privilegiata presso ditte locali, forze di polizia ed altri uffici della pubblica amministrazione. Con la legge 28 marzo 1968 n. 341 venne costituita una Commissione unica nazionale in sostituzione delle Commissioni regionali che avevano avuto fino a quel momento il compito di riconoscere ed avallare lo status di partigiani e affini. Col termine “partigiano” infine fu inteso colui che aveva combattuto durante la Resistenza, dandosi alla macchia unendosi alle formazioni armate. Vennero considerati “patrioti” tutti coloro che contribuirono attivamente alla lotta di liberazione, sia militando nelle formazioni partigiane per un periodo inferiore di quello previsto, sia prestando costante e notevole aiuto alle formazioni partigiane. I “benemeriti” invece erano coloro i quali pur non avendo la qualifica di patriota, svolsero con proprio rischio rilevante attività nella lotta di Liberazione o collaborarono con le bande attive.  Bisognava seguire un certo iter e molti fecero domanda di riconoscimento. Si capisce subito come fosse importante essere riconosciuto partigiano piuttosto che patriota, il quale non aveva nessun trattamento economico, così come la durata del periodo di attività. Gli interessati avrebbero dovuto presentare le domande entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, termine che, per coloro che si trovavano all’estero, sarebbe decorso dal momento in cui fossero rientrati in patria. Dopo l’approvazione da parte delle commissioni locali, gli elenchi dei partigiani e dei patrioti erano trasmessi ai Comuni, che erano tenuti a renderli pubblici affiggendoli all’albo municipale per un mese. Passato il termine le qualifiche di coloro per i quali non era stato inoltrato alcun reclamo diventavano definitive e veniva loro inviato il certificato attestante il riconoscimento. Se viceversa la Commissione locale riteneva di non dover attribuire una qualifica o ne attribuiva una di grado inferiore, l’interessato poteva presentare ricorso alla Commissione di secondo Grado. La Commissione Triveneta iniziò ad operare nel 1946 presso la Prefettura di Padova e dovette fare i conti con migliaia di fascicoli e con numerose procedure di riconoscimento avviate da molti soggetti diversi. Chiaramente quando c’è da prendere qualcosa, anche illecitamente, molti accorrono davanti al tavolo imbandito e pertanto fecero domanda di riconoscimento non solo coloro i quali ne avevavano effettivo diritto avendo rischiato il carcere e anche la morte ma anche elementi dubbi ed i soliti professionisti dell’opportunismo. Fecero domanda di riconoscimento persone che cercavano di magnificare per il loro personale interesse occasionali azioni di poca importanza o addirittura tentavano di mascherare la loro collaborazione con i tedeschi e i fascisti presentandola quale opera di spionaggio spontaneo o di boicottaggio tra le file del nemico. Purtroppo i risultati della Commissione del Triveneto e quelli della Commissione di secondo grado che doveva pronunciarsi sui ricorsi non sono pubblicati, lo saranno dal 2023, ma abbiamo preso in esame i risultati della Commissione regionale Piemontese attiva tra il 1945 e il 1948  e della Commissione Esteri ed abbiamo avuto la gradita sorpresa di incontrare i nomi di alcuni fodati. La Commissione piemontese così come quella del Triveneto utilizzò a differenza della altre il terzo livello “benemerito” per indicare le persone che avevano svolto un’opera di supporto alle forze combattenti.  Ecco i nomi dei fodati :

Marcolongo Amedeo, Pontarolo Girolamo, Contri Giobatta, Lunardi Giuseppe, Paternò Tarcisio, Lunardi Giovanni, Stona Celestino, Pacifico Chiomento e Contri Amedeo

Premettiamo che quasi tutti i nostri fodati qui ricordati erano sotto le armi prima dell’Armistizio dell’8 settembre 1943, soprattutto nella Savoia come truppe d’occupazione. Dopo l’Armistizio, al discioglimento dell’esercito italiano, la maggior parte di questi reparti della 4^ armata, isolati e privi di contatti, fu costretta a cedere le armi. Tuttavia alcuni ardimentosi, per sfuggire alla cattura dei tedeschi ed essere inviati in Germania o arruolati di forza nelle truppe repubblichine, tentarono ugualmente di raggiungere i territori neutrali o controllati dagli alleati.

Chi non riuscì in questo intento restò nei territori occupati dai tedeschi dando vita, in accordo coi “maquis” francesi, a vere e proprie formazioni armate che operarono sulle Alpi ed anche in territorio francese. Non si sa con precisione quanti militari italiani parteciparono alla Resistenza in territorio francese e di quanti caddero in quel periodo. Il contingente italiano dislocato in Savoia era composto da diversi alpini di Foza. Qualche fodato fu aiutato a Saint Maurice en Trieves, piccolo villaggio della Savoia, dalla famiglia dei Carpanedo” Buri” che lì si erano trasferiti da Foza. Diedero loro vitto ed alloggio per breve tempo ed abiti civili.

Saint Maurice en Trieves.

Marcolongo Amedeo” Mascaretto”, di Valentino e Lunardi Maria, nacque il 19 luglio 1920 a Foza ed ivi fu residente in Val Capra.

Di professione contadino, l’8 settembre 1943 era soldato tra gli Alpini quando l’armistizio firmato dal generale Badoglio lasciò allo sbando i nostri soldati. Si unì allora alle forze partigiane col nome “Amedeo” diventando Comandante di squadra alla Prima divisione di G.L. Giustizia e Libertà, Brigata Valle Stura (Cuneese) dal 1/8/1944 all’8/5/1945. La 1^ divisione G.L. aveva come comandante Duccio Galimberti. Il nostro Amedeo, pur di giovane età, fu apprezzato per la tenacia, la serietà e la determinazione, tanto da riuscire a diventare comandante di una squadra di 15/ 20 uomini. Ottenne il titolo di Partigiano Combattente.

1944, Amedeo Marcolongo “Mascaretto” e Mario Giuseppe Contri “Tomio”.

Pontarolo Girolamo nacque alle ore 8 dell’11 dicembre 1902 in Via Laiten (?) n. 71 da Bortolo e Lazzarotto Antonia (nella benemerenza viene indicata come Casarotto). Aveva 4 fratelli Vincenzo (1901), Giovanni (1905), Rosina (1909) e Maria (1910 ). Maria si sposò il 30 gennaio 1937 con Marchesan Angelo a Valstagna. Girolamo era residente a Venaria in via Andrea Mensa n.20 ed era operaio. Anche lui era militare al momento dell’Armistizio, appartenente al distretto militare di Chivasso, posto in terza categoria cioè con qualche difetto fisico ma comunque idoneo al servizio nel periodo bellico. Appartenne alla 46 Brigata Garibaldina S.A.P Mensa dal 10/4/1945 al 7/6/1945, attiva nelle valli di Lanzo e nella zona di Venaria. Il suo nome di Battaglia era “Romolo”. Non è indicata la qualifica assegnatagli nella scheda della commissione, è invece “benemerito” nella scheda del Ministero dell’assistenza post bellica dal 10/4/1945 al 7/6/1945. C’è anche scritto “non è mai appartenuto al C.V.L”(Corpo Volontari delle Libertà).Le SAP erano formazioni di circa 15/20 uomini formate su iniziativa delle Brigate Garibaldi. Avevano il compito di organizzare le masse in vista dell’insurrezione generale ed operavano soprattutto all’interno dei luoghi di lavoro, fabbriche e campagne. All’inizio svolgevano azioni di sabotaggio divenendo in seguito combattenti come I GAP.

Contri Giobatta nato il 5 agosto 1921 da Antonio (di Giobatta e Menegatti Angela) e Contri Lucia (di Giovanni e Lazzaretti Domenica) . Prese il nome dal nonno Giobatta. Il 17 ottobre 1941 si sposò con Battaglin Elisabetta Gelinda a Pianezze nella Chiesa parrocchiale. Ebbero il consenso dai genitori al matrimonio essendo ambedue minorenni, lui 20 anni e lei 18. Eravamo in tempo di guerra e sicuramente GioBatta era sotto le armi e ritornato in licenza per sposarsi. Gli fu riconosciuta la qualifica di Partigiano Combattente all’Estero.

Giobatta Contri

Lunardi Giuseppe Giovanni, nato il 22/6/1922, era figlio di Lunardi Giuseppe e Lunardi Giovanna. I genitori si sposarono il 30 agosto 1925, lui a 45 anni, vedovo possidente, lei a 26 anni, nubile, quando già avevano avuto tre figli che legittimarono legalmente pur avendoli già riconosciuti. Luigi Antonio era nato il 1 luglio 1921, Lunardi Giuseppe Giovanni il 22 giugno 1922, Lunardi Giulio il 3 febbraio 1924. Giuseppe Giovanni fu riconosciuto “Partigiano Combattente all’Estero”.

Paterno Tarcisio nacque il 21 giugno 1921 da Umberto e Gheller Amalia Luigia. A Foza abitavano ai Gavelle contrada Stainer. Umberto, contadino, figlio di Giovanni e Marina Guzzo, era nato il 29 agosto 1895, si sposò con Amalia, casalinga, nel 1916 a 20 anni lui e 19 lei. In quanto minorenni ottennero il necessario consenso dei genitori per il matrimonio. Al momento del matrimonio Umberto era militare di prima categoria. Secondo le disposizioni del regio esercito allora i militari venivano classificati in vario modo. Si era abili di I categoria se si era in buona salute, genitori viventi, un fratello con più di 12 anni di età al momento della chiamata. Tarcisio” Ciso Fire” era zio degli Omizzolo della segheria dei Brikar/Lazzaretti, combattè nella Savoia e si unì ai “maquis” francesi divenendo partigiano.

Tarcisio Paterno con Marco Gheller
Tarcisio Paterno con la moglie Olga Gheller e i figlii Antonio, Gianni e Liana in Australia.

Dopo la guerra andò a lavorare nelle miniere di Belgio e Francia. Infine emigrò nel 1951 in Australia lavorando nelle miniere di carbone di Wonthaggy dove c’era una folta comunità di fodati . Spirito inquieto e in cerca di migliorare le proprie condizioni andò nel 1972 per un certo periodo in America a lavorare da suo cognato Luigi Gheller, detto “Lui”, nel Michigan, ad Iron Wood, negli impianti invernali, poi ritornò in Australia nel 1977. Si sposò con Olga Gheller “Tonat” il 17/10/ 1946 ed era fratello di Guerino. Ebbe amputata una gamba, forse due. Morì il 2001. Ha avuto tre figli, Antonio, Gianni e Liana. Il figlio Johnny vive in Australia e la figlia negli Stati Uniti.

Lunardi Giovanni “Jasinto bocia”, nacque il 20 luglio 1921 da Lunardi Giovanni Maria e Lunardi Maria. Abitava ai Gavelle ed era uno degli uomini più robusti di Foza. Chiamato alle armi, venne assegnato al V Reggimento Alpino, Artiglieria di montagna, Gruppo “Lanzo” ed in seguito al “Pusteria”. Nell’ottobre del 194, col suo reggimento, si imbarcò a Bari diretto in Albania, sbarcando presso Cattaro; partecipò ad azioni di guerra in Albania e Jugoslavia, altra sciagurata guerra del regime fascista. Rientrato per via terra in patria fu poi inviato al fronte francese. Dopo l’8 settembre 1943, mentre era nella Savoia, fu catturato dai tedeschi che considerarono gli italiani traditori e trattenuto in caserma assieme ai suoi paesani Pacifico Chiomento e Celestino Stona, già ammalato fin dalla guerra in Jugoslavia. Con un’azione temeraria i fodati riuscirono ben presto ad evadere e a darsi alla macchia. Talvolta andarono a trovare i paesani a Sant Maurice dove abitavano Santo Menegatti e i Carpanedo “Buri” che diedero loro assistenza e abiti civili. Entrarono poi in contatto con i “maquis”, i partigiani francesi. All’inizio furono guardati a vista dai francesi che volevano capire chi fossero veramente, se infiltrati o solamente soldati che non volevano andare a combattere a fianco dei tedeschi o dei “repubblichini” o essere mandati in Germania nei campi di lavoro. Dopo essere stati interrogati furono arruolati, ma in battaglioni diversi dell’armata francese. Giovanni in particolare chiese di essere affidato a dei comandanti che conoscessero la lingua italiana perché gli ordini fossero comprensibili. Combatté  valorosamente dal 15 settembre 1943 all’8 maggio 1945 con la Brigata F.F.I. Forces françaises de l’Intérieur. Giovanni Lunardi fu collocato in congedo illimitato il 15 marzo 1946 con la concessione della croce di guerra per attività partigiane.

Giovanni Lunardi, classe 1921.

Chiomento Pacifico” Cavaj Petarutz” era nato il 1920 da Tranquillo e Cavalli Giovanna Maria che si erano sposati a Valstagna il 12 aprile 1909, ambedue diciannovenni. Tranquillo era nato a Foza il 6 ottobre 1889 da Domenico e Antonia Chiomento in via Chiomenti n.78 mentre Cavalli Giovanna a Valstagna il 9 giugno 1889 da Antonio e Maria Lazzarotto. Tranquillo ebbe parecchi figli Alfonso, Eugenio, Maria, Pacifico, Amalia, Felice, Giovanni. Si trasferirono subito in Germania dove a Salach nacque l’11 dicembre 1909 nella casa di Regina Kafele il figlio Eugenio Antonio. A Salach c’era una folta colonia di famiglie fodate, tra cui i Martini, Menegatti, Marcolongo. Il 12 settembre 1913 nella casa di Via Chiomenti n.9, dove si era trasferita la famiglia, nacque Giovanni, senza la presenza di Tranquillo ancora in Germania per lavoro. Il 30 agosto 1915 sempre in Via Chiomenti nacque Maria Giovanna che il 28 dicembre 1937 andò sposa a Oro Giacomo. Ancora una volta Tranquillo non era presente alla nascita in quanto sotto le armi. Nel 1925 Tranquillo andò in Australia per lavorare nelle miniere di carbone come tanti altri di Foza. Il 23 /5/1930 nacque Alfonso (Fonsetto Cavaj) che prese il nome del fratello morto piccolo. Nel 1956 Alfonso si trasferì in Australia dove morì il 13/12/1977. Tranquillo poi rientrò in Italia. Tranquillo partecipò alla prima guerra mondiale e fu richiamato più volte alle armi. Nella prima guerra fece parte del battaglione 7 Comuni e combatté valorosamente nell’ Ortigara e nell’Adamello.

Pacifico Chiomento “Cavai”

Pacifico era una persona molto alta, fisicamente prestante, come molti della famiglia Chiomento Petarutz. Chiamato alle armi nel corpo degli Alpini venne mandato con il suo contingente in Savoia fino all’armistizio. Molti suoi commilitoni cercarono di ritornare a casa con molte difficoltà e il rischio di essere trasferiti in Germania dai tedeschi che li consideravano traditori. Pacifico assieme a Celestino Stona e Giovanni Lunardi decisero di entrare nella Resistenza francese contro i tedeschi, ricevendo anche un attestato d’onore e il titolo di partigiani combattenti.  Celestino poi si ammalò ed in seguito morì in Francia mentre i due paesani continuarono a combattere a fianco dei francesi. Pacifico conobbe una ragazza francese che poi sposò e mise su famiglia in Francia. Coltivavano la terra lui e la moglie ed ebbero due figlie. Ritornò a Foza qualche volta ad incontrare parenti ed amici e rivedere i luoghi che lo avevano visto nascere e crescere. Si stabili definitivamente in Francia dove morì. I parenti non hanno più avuto notizie della famiglia di Pacifico.  Fu dichiarato partigiano combattente all’Estero.

Stona Celestino nacque il 21/3/1921 (nella scheda di partigiani c’è scritto 1922) da Abramo e Cappellari Erminia. A meno di vent’anni venne chiamato alle armi (7/1/1941) raggiungendo il grado di caporal maggiore. Nell’agosto del 1942 fece rientro in Italia con i commilitoni per andare a combattere in Alta Savoia a Grenoble a fianco dei tedeschi. Con l’armistizio dell’8 settembre 1943 e il dissolvimento dell’esercito italiano lasciato allo sbando, venne catturato a Grenoble e poi trasferito a Parigi. Celestino riuscì a fuggire per partecipare alla Resistenza accanto ai “maquis” francesi. Si ammalò di tubercolosi e mori dopo il ricovero in sanatorio il 19/7/1945. Notizie più dettagliate si trovano nel racconto di Domenico Alberti su questo stesso blog.

Il Caporal Maggiore Stona Celestino.

Contri Amedeo nacque il 31 luglio 1910 (nella scheda c’è la data del 1900) alle ore 4,45 da GioBatta e Biasia Giovanna nella casa di via Valcapra 169. Al momento della richiesta  era residente a Torino in via Druento n.15. Si sposò con Actis Maria Luigia nel Comune di Collegno il 24/6/1941. Manovale alla Fiat, dichiarò di essere appartenuto, col nome di battaglia “Ardito”, alla 7^ Brigata S.A.P Squadre di Azione Patriottica Edoardo DE Angeli attiva nelle Ferriere all’interno nello stabilimento Fiat dall’1/6/1944 al 7/6/1945. Non dimentichiamoci che alle ore 10 del 5 marzo 1943 ebbe inizio, nell’officina 19 di Mirafiori, lo sciopero degli operai Fiat e in pochi giorni centomila lavoratori incrociarono le braccia in tutte le fabbriche di Torino a cui seguirono altre fabbriche del Nord. L’atmosfera era quella e lo spirito di gruppo spingeva a collaborare con gli altri compagni pur non essendo antifascisti. Amedeo ottenne solamente il titolo di “Benemerito” dal 1/6/1944 al 7/671945 in quanto non giudicata sufficiente la sua attività.

Contri Amedeo e la moglie Actis Maria, col nipote Christian, davanti casa ai Panegaia nel 1982.

Una piccola comunità quella di Foza, con i pregi e i difetti di ogni altra popolazione d’Italia e del mondo. Il fodato è un miscuglio di tratti apparentemente contraddittori: è individualista, capace di arrangiarsi da solo ma anche disposto ad aiutare e dare una mano ai vicini nei momenti del bisogno; è geloso della sua roba ma anche generoso a rispondere alla richiesta d’aiuto. La durezza della vita in montagna ha temprato i fodati, spingendoli ad affrontare ogni avversità. Due guerre che hanno causato morti e distruzione, il “profugato”, l’emigrazione temporanea e definitiva non hanno potuto fiaccare la loro tempra. Si sono sempre risollevati riuscendo a mantenere saldi i legami con la terra natia.


Carmelo Consoli

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