I luoghi della transumanza dei pastori di Foza nella pianura veneta e la loro successiva emigrazione definitiva.

di Santo Lunardi

Il 13 aprile del 1632 il diciottenne Battista Lunardi di Foza viene “ucciso dal luppo” nelle campagne di San Giovanni di Casarsa, in Friuli, un fatto non così inconsueto in quel luogo visto che tra 1625 e 1633 vi si contano ben 26 persone sbranate dai lupi. Il 3 dicembre 1687 Nicolò Rigoni, “pastore dei Sette Comuni”, viene assassinato a Bonaldo, mentre si recava ad Albaredo d’Adige nel basso veronese. Questi sono solo due esempi delle tante cronache o atti notarili di quei secoli, in entrambi i casi purtroppo legate a fatti drammatici, che testimoniano la presenza costante degli abitanti dell’Altopiano dei Sette Comuni nelle pianure veneto-friulane, dovuta alla transumanza con le greggi durante il periodo invernale. Nella sua “Relazione delle Alpi Vicentine e dei Passi e popoli loro” del 1598, Francesco Caldogno scrive che gli uomini di tutti i Sette Comuni dell’Altopiano, ma soprattutto quelli di Asiago, Foza e Gallio, sono dediti all’arte pastorale. La scarsità dei pascoli e la rigidezza del clima faceva sì che in autunno scendevano in pianura e “quivi con le loro mogli e figliuoli si vanno distribuendo, pascendo le loro greggi per le campagne del Vicentino, Padovano, Polesine, Trevigiano, Veronese ed anche Mantovano, e poi la primavera se ne tornano ai loro monti”. Come abbiamo visto con il caso del ragazzo sbranato dal lupo, i pastori dell’altopiano, ed in particolare quelli di Foza, arrivavano con le loro greggi fino in Friuli.

CognomeNumero% rispettoContrade
 pastori al cognome  
Lunardi8055%Labental, Tottari, Durnech, Costar, Ribenach
Gheller7192%Gheller, Chigner, Cruni
Cappellari5985%Pubel, Valpiana
Marcolongo5073%Valcapra, Chertal
Contri3962%Contri, Trolli
Oro3784%Ori, Valcestona
Menegatti3387%Stainer, Pruntal, Costalta
Ceschi3177%Ciepar, Chertal, Pubel
Carpenedo2187%Carpenedi, Laiten
Biasia1979%Biasia
Chiomento1976%Chiomenti
Lazzaretti1986%Lazzaretti
Guzzo17100%Guzzi
Alberti1470%Alberti
Martini1146%Martini
Faganello1071%Pubel
Caberlon787%Pruntal
Stona758%Stona
Omizzolo571%Lazzaretti
Badaile360%Gavelle
Lazzari225% 
Scotton240%Stona
Altri cognomi46                    61% 
Totale60272% 
Il numero di persone di professione pastore come risulta dall’anagrafe napoleonica 1806-1815, suddiviso per cognome

Per analizzare più in dettaglio i luoghi della transumanza in pianura prendiamo il comune di Foza, dove la pastorizia è stata da sempre l’attività principale della popolazione. I suoi pastori erano così numerosi che in vari documenti del settecento, sia nel Padovano che in Friuli, il termine “pastori Fozzati” era diventato sinonimo di pastori dell’Altopiano dei Sette Comuni e con questo appellativo venivano chiamati ad esempio anche i pastori di Enego, Gallio e Asiago.  Solo con l’arrivo dell’anagrafe dei nati, morti e matrimoni del periodo napoleonico (1806-1815) è stato possibile dare un numero alla presenza dei pastori a Foza, dato che in tali atti è riportata la professione dei suoi abitanti. Su 833 persone che vi compaiono, ben 602, cioè il 72% della popolazione, sono menzionate come “pastori” ed appartengono a tutti i cognomi storici di Foza, come riportato nella tabella.

Un gregge lungo gli argini dell’Adige ad Albaredo d’Adige nel veronese. In lontananza, innevate, le montagne dell’altopiano

Il fatto che i pastori passassero più di metà dell’anno nelle cosiddette “basse” è certificato nell’anagrafe dai luoghi di nascita e di morte di molti abitanti di Foza che avvengono lontano dal loro paese. Ad esempio, nell’anno solare che va dal primo luglio 1806 al 30 Giugno 1807, che copre quindi una intera stagione di transumanza in pianura, ben 32 nascite su 54 avvengono lontano da Foza. Tutte queste nascite sono registrate nel giugno 1807, al ritorno dei pastori dalla transumanza; un esempio “16 giugno 1807: si è presentato Domenico Lazzaretto di Marco di anni trenta domiciliato qui in Foza nella contrà del Gavelle, di professione Pastore, portando seco una infante di sesso feminino nata il 3 dicembre 1806 nel comune di Cegia, distretto della Motta Trevisana, dipartimento del Tagliamento, ove fu co suoi animali al pascolo vernale, alla quale le fu posto il nome Giovanna…”. Le nascite in pianura di quell’anno sono soprattutto nella zona centrale del Veneto tra le provincie di Padova, Treviso e Venezia, ma ci sono anche   luoghi più lontani come Salizzole, nel basso veronese ai confini col mantovano o Teglio Veneto, vicino a Portogruaro, in territorio di Udine nella cosiddetta Patria del Friuli. Già dall’anagrafe napoleonica e da vari atti notarili dei secoli precedenti si può costruire quindi una prima mappa delle poste invernali dei pastori in pianura. Una informazione molto più precisa e completa, dato il gran numero di dati che contiene, arriva poi dall’anagrafe parrocchiale di Santa Maria Assunta di Foza del 1859 che riporta sistematicamente le date e i luoghi di nascita, matrimonio e morte dei parrocchiani di Foza dal 1780 al 1859, ed è stata poi via via aggiornata dai vari parroci fino agli inizi del 900. Questi luoghi, se diversi da Foza o dai paesi dell’altopiano dei Sette Comuni e del Canale di Brenta, sono per la massima parte quelli della transumanza invernale dei pastori di Foza nella pianura e sono riportati nella figura. La dimensione dei cerchi è legata al numero di eventi, di nascita, di morte o di matrimonio, accaduti in quel particolare luogo.  Ad esempio Codevigo con le sue frazioni, in provincia di Padova, ai bordi della laguna verso Chioggia, compare 74 volte nell’archivio, con 47 nascite, 15 morti e 12 matrimoni.

Paesi della pianura veneta citati (per nascite, matrimoni, morti) nell’anagrafe parrocchiale di Foza del 1859

I dati riportati in figura ci dicono che i percorsi della transumanza invernale verso la pianura seguivano fondamentalmente tre percorsi:

1- uno verso il veronese per seguire poi il corso dell’Adige dove i paesi più citati sono Roverchiara, Cologna Veneta, Villa Bartolomea, Bovolone, Albaredo d’Adige e Zimella tutti in provincia di Verona. Anche Montagnana, pur essendo in provincia di Padova, può essere associata a questo percorso di transumanza.

2- uno che segue il corso del Brenta e del Bacchiglione verso il basso padovano e il veneziano.   Qui, i luoghi più citati sono Pozzoleone in provincia di Vicenza, Carmignano di Brenta, San Pietro in Gù, Gazzo, Padova con le sue frazioni Chiesanuova e Montà, Correzzola e Codevigo in provincia di Padova e più a sud Cavarzere in provincia di Venezia

3- uno a est, lungo il Piave ed il Livenza per arrivare fino al Tagliamento a Latisana in Friuli. Qui, i luoghi più citati sono San Stino di Livenza, Ceggia e Grisolera (il nome di Eraclea fino al 1950) in provincia di Venezia.

Come accennato all’inizio, una parte consistente della popolazione di Foza, dedita alla pastorizia, per secoli si trasferiva da ottobre a maggio “nelle basse” con le greggi per superare la rigida stagione invernale della montagna. Di solito raggiungevano le loro usuali “poste” che frequentavano da generazioni e che venivano poi passate ai loro figli. È facile immaginare che la consolidata frequentazione degli stessi luoghi, spesso isolati e sperduti nelle campagne, portasse ad una familiarità con la gente e la vita del luogo, cementata non raramente da matrimoni, creando quindi rapporti di parentela stretta con la gente di pianura. Si assiste quindi ad una lenta, ma continua, emigrazione verso la pianure veneta, durata secoli e quindi numericamente più consistente di quella pur massiccia del diciannovesimo e ventesimo secolo verso terre lontane, anche oltre oceano. Il risultato è che i cognomi tipici di Foza, come quelli degli altri comuni dell’Altopiano, sono diffusi ora in tutta la pianura veneta e sono presenti in particolare nelle campagne, in paesi lontano dalle città, a segnare appunto che la loro origine è dovuta alla transumanza invernale dei pastori.

Inizio anni ’60. I pastori, da sinistra a destra, sono Giovanni Battista Alberti, Giacomo Alberti “Lero” e Anselmo Ceschi

Questa silenziosa emigrazione viene documentata dai notai dell’altopiano mediante gli atti di vendita dei beni lasciati in montagna da chi si trasferiva “al piano”. Ad esempio già nel 1580 Cristan Perenzani fu Giacomo, originario di Foza, che ora abita a Santa Maria di Quarta nel Padovano, a nome dei suoi quattro fratelli e dei cugini, vende a Gio.Maria Perenzani fu Pietro e fratelli dei terreni prativi ed arativi con una casa diroccata e quasi distrutta posta in Foza in contrada dietro Gavelle ai confini con la Valgadena. Data la condizione della casa oramai abbandonata, evidentemente i proprietari già da molto tempo avevano lasciato Foza per trasferirsi in questo paesino lungo il Bacchiglione, ora nel comune di Selvazzano Dentro, di cui rimangono oggi solo i ruderi di una antica chiesa monastica risalente al secolo XIII. Vendono quindi casa e terreni a loro parenti che sono rimasti lassù. Nel 1640, Bortolo Lunardi fu Antonio, che ora abita a Montagnana, rinuncia a tutti i suoi beni e case in contrada Ribenach a Foza, sul confine con Gallio, e li vende al nipote Francesco. In effetti, da questo momento, la genealogia di questo ramo dei Lunardi continua a Foza solo con i discendenti del nipote Francesco e possiamo immaginare che a Montagnana sia continuata la discendenza di Bortolo Lunardi. Sono innumerevoli fino al 1800 gli atti di vendita di case e terreni da parte di abitanti di Foza trasferitisi definitivamente in pianura: nel basso veronese ci sono Alberti, Biasia, Cappellari, Caberlon, Contri, Faganello, Gheller, Lunardi, Martini, Menegatti, ma tutta la pianura veneta è coinvolta anche con gli altri cognomi, come Ceschi e Marcolongo più presenti nel padovano, o Oro nel veneziano al confine col Friuli. Padova, collocata lungo le vie della transumanza del Bacchiglione-Brenta è l’unica delle città venete dove troviamo una presenza non trascurabile di abitanti di Foza che invece, per la maggior parte si disperde nelle campagne. Li troviamo ad esempio a Barbuglio di Lendinara (Ro), lungo l’Adige, a Vangadizza di Legnago (Vr), a Cagnola di Cartura (Pd), a Bagnolo di Lonigo (Vi), a Bojon di Campolongo Maggiore (Ve) ed in molti altri paesini della pianura veneta con qualche sconfinamento nel mantovano e nel basso Friuli.

Naturalmente, i cognomi di Foza, come gli altri cognomi altopianesi che hanno seguito la stessa vicenda, si sono poi diffusi nei nuovi luoghi ed al giorno d’oggi li troviamo più numerosi in qualche paese di pianura rispetto a quello dove hanno avuto origine. Alcuni di quelli citati sopra, Caberlon e Faganello si sono anzi estinti a Foza ma sono ancora presenti in pianura, Caberlon nel vicentino-padovano e Faganello nel veneziano-trevigiano. Gli altri cognomi antichi di Foza sono tutti presenti in pianura, a volte anche in maniera massiccia, e la loro distribuzione geografica riflette ancora la loro provenienza dalla transumanza dei pastori durante i secoli. La riflette ovviamente solo in parte perché sappiamo bene che nel ventesimo secolo è avvenuta una grande migrazione non solo dalle montagne ma anche dalle campagne verso i centri urbani, non solo del Veneto, che offrivano migliori opportunità di lavoro. Come esempio prendiamo il cognome Gheller, uno di quelli storici di Foza legato anche alla lingua cimbra dato che ha origine da un abitante di Foza degli inizi del 500 proveniente da Gallio, Ghel in cimbro, da cui appunto Gheller. Nella figura la mappa dei luoghi di transumanza dei Gheller come risulta dall’archivio parrocchiale di Foza e dagli atti notarili (in alto) è messa a confronto con la mappa del cognome Gheller ai giorni nostri (in basso).

In alto i luoghi della transumanza dei pastori Gheller nel periodo 1700-1900, in basso la distribuzione del cognome Gheller ai giorni nostri

La zona lungo il fiume Adige nel basso veronese è quella dove la presenza del cognome (che qui si è trasformato in Ghellere) fotografa al meglio la presenza dei pastori Gheller transumanti nei secoli precedenti. Lo stesso si può dire della zona del Montello e del Piave in provincia di Treviso e dell’alto vicentino lungo il Brenta. La presenza attuale del cognome Gheller nel basso Friuli testimonia ancora oggi la continua frequentazione in passato dei pastori di Foza, in questo caso i Gheller, della zona tra il fiume Livenza ed il fiume Tagliamento ed oltre.

Come per molti altri figli e nipoti di pastori transumanti, l’autore di questo scritto è nato e vissuto in una casa sperduta nelle campagne di un paesino posto sulle rive di un fiume, nel mio caso Tombazosana frazione di Ronco all’Adige nel basso veronese, dove mio nonno Santo con suo fratello Giovanni (Lunardi Ballot), entrambi pastori, si stabilì più di cento anni fa.

Da questo comune, se uno segue il corso del fiume Adige nel verso della corrente, si incontrano uno dietro l’altro i comuni di Albaredo d’Adige, Roverchiara, Angiari, Legnago e Villa Bartolomea, dove si trovano oggi molte famiglie con cognomi “fodati”, i Cappellari, i Ghellere, i Guzzo, i Lunardi e poco più in là, a Bovolone, i Menegatti. Per alcune di loro, i Guzzo Giachel e Scafet, i Gheller Furlani, i Lunardi Agnelon e i Menegatti Stain, la loro presenza nella zona risale almeno alla prima metà dell’ottocento come documentato nel già citato archivio parrocchiale di Foza del 1859.

I Cappellari Gret sono invece arrivati a Spinimbecco di Villa Bartolomea nel 1903 ed ora il loro cognome è il secondo più diffuso tra la popolazione del comune. Il loro forte legame con Foza e con la tradizione pastorale da cui provengono è ricordato con un monumento ai pastori eretto a Spinimbecco nel centenario del loro arrivo in quei luoghi.

Rimanendo nel basso veronese, oltre a Villa Bartolomea con i Cappellari, ci sono altri due comuni, Zimella e Ronco all’Adige dove il secondo cognome più diffuso è riconducibile a pastori scesi nei secoli scorsi dall’Altopiano, Lunardi e Feder rispettivamente. Mentre Lunardi è un cognome originario di Foza, poi diffusosi anche oltre la Val Miela ai Ronchi di Gallio, e da questo ceppo sono scesi già nel settecento i Lunardi di Zimella, il cognome Feder, tipico di Gallio, ci mostra come questa migrazione in pianura legata alla pastorizia sia stata un fenomeno che ha interessato tutti i Sette Comuni dell’Altopiano.

Monumento ai pastori Cappellari Gret costruito a Spinimbecco di Villa Bartolomea (Vr) nel 2003 per ricordare il centenario del loro arrivo in quel luogo
Alberti Giovanni Battista con il suo gregge a Malga Meletta, meta’ degli anni ’60 del 900. Il bambino e’ Alberti Gianni, suo cugino

Nella foto di copertina: Ceschi Biagio e Giacomo “Ravanei” con il loro gregge negli anni ’60.

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