I combattenti di Foza morti in Russia.

L’invasione della Russia, iniziata domenica 22 giugno 1941 durante la seconda guerra mondiale da parte della Wehrmacht tedesca, ebbe inizialmente un’avanzata trionfale, tanto da costringere i Russi a ritirarsi fino alle porte di Mosca. Mussolini decise allora di partecipare immediatamente all’offensiva, come già aveva fatto con la Francia, nella speranza che la guerra fosse destinata ad un rapido successo. Venne organizzato un corpo di spedizione denominato Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR) composto da tre divisioni che entrarono in Russia a metà luglio 1941. Nonostante i primi successi, però, l’offensiva tedesca si fermò nella battaglia di Mosca della fine del 1941 e subito dopo vi fu la controffensiva invernale sovietica. Il 16 dicembre i sovietici sferrarono un attacco che travolse il nostro esercito. I soldati italiani furono costretti ad una precipitosa fuga. Il 15 gennaio 1943 una seconda grande offensiva sovietica travolse i nostri alpini che, mal equipaggiati e a corto di rifornimenti, iniziarono una ritirata nella steppa tra il freddo ed enormi sofferenze. Perirono migliaia di persone e molti furono presi prigionieri; i più fortunati riuscirono a sganciarsi e a rimpatriare. Le operazioni militari finirono nel marzo del ’43. I soldati italiani dispersi furono 84830, quelli fatti prigionieri durante la ritirata furono 49000 secondo le fonti russe e di costoro 28000 morirono tra il 1942 e il 1954. La maggior parte morì di stenti, di fame, di malattie e non riuscì a raggiungere neppure i campi di internamento dove li attendevano condizioni disumane. L’intervento dei soldati italiani in Russia fu un altro atto criminale di Mussolini, le nostre truppe non erano pronte infatti ad un conflitto in quelle condizioni e in quei territori.

I nostri soldati disponevano soprattutto del vecchio fucile Carcano mod. 91 usato durante la prima guerra mondiale, efficiente ma non più adatto a contrastare le armi alleate, i fucili mitragliatori si inceppavano facilmente, i mortai sparavano bombe molto leggere e le bombe a mano non esplodevano sul fango e sulla neve. Anche l’equipaggiamento individuale dei soldati era insufficiente per l’inverno russo. I militari furono forniti di indumenti di lana autarchica (lanital) che non riscaldava come la lana naturale, non erano forniti dei pratici giubbotti imbottiti che possedevano gli alleati, non avevano tute bianche per mimetizzarsi sulla neve. Anche le calzature erano inadeguate: gli scarponi chiodati infatti erano inadatti al fango ed alla neve, non potevano essere imbottiti con calze supplementari e i chiodi favorivano la formazione del ghiaccio. Durante la ritirata, giorni e giorni all’aperto, al gelo, i risultati furono funesti.

Vissero e morirono in queste condizioni anche alcuni fodati: Alberti Giovanni, Omizzolo Bruno e Omizzolo Giovanni.

Alberti Giovanni Alfonso ”Zappolo” nacque alle ore 10 del 4 agosto 1913 in via Valpiana n.2 da Lunardi Natalina (23 dicembre 1884) e Alberti Pietro (19 giugno 1882), bracciante. La famiglia in realtà era residente in contrada Ekar n.255, poi trasferita in via Laiten n.221 ed infine a S. Nazario. Fu battezzato il 16/8/1913. Il padre Pietro non era presente al momento della nascita perché emigrato e Natalina fu aiutata nel parto dalla levatrice Chiomento Maria di anni 23. Pietro, figlio di Pietro e Sambugaro Caterina, si sposò a 24 anni con Lunardi Natalina di anni 22, nata a Villa Bartolomea (VR), figlia di Giovanni e Contri Pasqua, il 9 febbraio 1907. Testimoni alle nozze furono il maestro Omizzolo Silvio e Grandotto Virginio. Giovanni era il secondo di 6 figli. Tutta la famiglia durante la Prima Guerra Mondiale fu profuga a Gallipoli come tante altre famiglie che dovettero fuggire dalle loro case teatro di guerra. Rimangono alcuni discendenti a S. Nazario e in Francia (Courcelles-les-Montbeliard)

Giovanni fu chiamato alle armi ( matricola 37168 bis) e destinato in Russia con la Brigata Alpina “Julia” – 8^ Rgt. Alpini. La Brigata venne decimata dalle avverse condizioni climatiche e dallo scarso equipaggiamento ed armamento. Giovanni venne preso prigioniero durante la controffensiva sovietica scatenata fra novembre del ‘42 e gennaio ’43. Dopo un mese di marcia sulla neve venne caricato su un carro bestiame e portato in un campo di concentramento. Morì il 25 febbraio 1943 alle ore 24 nel campo di prigionia 81 di Krinovoje, regione di Voronesc. Il campo n. 81 di Krinovoje era stato ricavato da una vecchia caserma di cavalleria, le cui scuderie in disuso erano state adibite ad alloggi per i prigionieri. Niente servizi igienici e sovraffollamento in ogni piccolo locale. Tale campo ebbe la percentuale di mortalità più elevata. Giovanni è ricordato nel monumento ai caduti di Enego Frizzon.

Omizzolo Bruno nacque a Foza il 19 febbraio 1921 da Isa Marcolongo“ Mascara” ed Ettore Omizzolo (nato alle ore 5 del 30 maggio 1896 da Adamo e Gheller Domenica nella casa di via Piazza 150 ). Bruno fu militare nella 120^ brigata artiglieria della Divisione Celere “Principe Amedeo duca D’Aosta “, subito sottoposta a ferrei addestramenti per essere destinata al Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR). La brigata che faceva parte di quella divisione era stata costituita a Padova il 15 agosto 1941, anch’essa destinata a combattere in Russia. I militari italiani combatterono valorosamente ma il 19 novembre il nemico completò l’accerchiamento del XXXV corpo d’armata che nella notte del 20 ricevette l’ordine di ripiegare. Gli artiglieri del 120^ si sacrificarono per permettere ai reparti dei bersaglieri di sganciarsi. All’alba del 17 febbraio ventimila russi con numerosissimi mezzi corazzati sferrarono l’attacco e il 120^ si sacrificò combattendo per permettere la copertura dei reparti in ritirata. Il drammatico ripiegamento si concluse il 22 febbraio 1943 quando i resti della 3^ divisione “Celere” giunsero in zona di raccolta a Dnepropetrovsk. Dopo vari scontri e ripiegamenti i militari italiani dovettero ritirarsi. Chi riuscì a sopravvivere al rigido inverno russo raggiunse miracolosamente l’Italia. Molti furono i militari morti e molti i prigionieri. Bruno morì il 21 dicembre 1942 sul fronte del Don. I genitori si trasferirono poi in Australia con l’altro figlio Marcello (Marceo de a Isa). Vedi racconto

Omizzolo Bruno, nato a Foza il 19 febbraio 1921, morto in Russia (fronte del Don) il 21 dicembre 1942.

Omizzolo Giovanni nacque alle ore 7,20 del 9 aprile 1911 nella casa di Via Piazza n.313 da Marcolongo Giovanna e da Omizzolo Domenico di anni 27, falegname. Giovanni “Consor” il 1 dicembre 1934 si sposò con Cormelli Maria (Orsole) e ebbe 4 figli: Dino, Nives, Rita e Licia. Chiamato alle armi fu mandato a combattere in Russia nel primo reggimento artiglieria “Sforzesca”. La divisione venne inviata nel luglio 1942 in Russia e subito impiegata sul fronte del medio Don. Tra l’agosto e i primi di settembre dello stesso anno gli italiani ingaggiarono durissimi combattimenti con le forze russe. Nell’occasione di un attacco particolarmente duro i fanti della “Sforzesca” dovettero ritirarsi tanto che questo le valse l’appellativo di divisione “cikai” (scappa in russo). Dopo questi combattimenti la “Sforzesca” venne spostata sulle rive del fiume Don. Il 16 dicembre 1942 iniziò l’offensiva sovietica e dopo varie vicissitudini le fanterie italiane e la “Sforzesca” iniziarono a ritirarsi dal 19 dicembre 1942. Il percorso della ritirata era tortuoso e lungo, le condizioni climatiche erano estreme e i nostri soldati avevano equipaggiamenti e vestiario non idonei. Finalmente uscirono dalla sacca ma il numero delle perdite era altissimo, pari al 64% degli uomini. Giovanni sperava di poter essere congedato in quanto padre di 4 figli ma non riuscì a ritornare a casa e venne preso a Lubiana in Slovenia il 9/9/1943 dai tedeschi che consideravano gli italiani dei traditori. Fu internato nello Stalag III A, un campo di prigionia tedesco a Luckenwalde, nel Brandeburgo, a 52 Km a sud Di Berlino. Fu poi trasferito nel campo di concentramento di Mittelbau-Dora costruito nel 1944 presso Nordhausen in Germania. Altro trasferimento ai confini della Polonia a Lighnitz dove con la matricola di prigioniero 109927 perì il 10 gennaio 1945 a pochi mesi dalla fine della guerra. Vi è qualche discordanza sulla data di morte. Alcuni documenti parlano di 10 gennaio 1945 altri il 19 giugno 1945, un altro ancora il 6 ottobre 1945. Vedi racconto

Omizzolo Giovanni, classe 1911, deceduto a Lighnitz il 16 ottobtre 1945.

Carmelo Consoli


Ci sono cose da fare ogni giorno:

lavarsi, studiare, giocare,

preparare la tavola a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:

chiudere gli occhi, dormire,

avere sogni da sognare,

orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,

né di giorno, né di notte,

né per mare, né per terra

per esempio, la guerra.

Gianni Rodari


		

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