Gli Zii: Mario Menegatti ricorda i mariti delle sorelle Omizzolo “Consòre”

Delle otto sorelle Omizzolo “Consòre”, sei si sono sposate ed hanno portato nella grande casa di via Turba, a Foza, sei personaggi del tutto particolari per personalità e caratteristiche. Nella foto d’epoca ne mancano due che troveremo successivamente.

Foto degli anni ’60 di 4 sorelle Omizzolo con i mariti. Da sin. Menegatti Amelio con Lucinda, Olga con Benetti Antonio, Maria con Gheller Bruno, Gemma con Anderle Ernesto.

Zio Toni (Antonio Benetti)

Di lui ho due immagini chiare ed in tempi molto diversi.

 Lo ricordo a Foza che con un attrezzo speciale in ferro, chiodi e martello riparava le scarpe.

Il secondo ricordo è sui tetti e marciapiedi a fare il catramista per l’impresa Ellena di Torino, una delle migliori operanti nel settore. Sole cocente e catrame bollente. Lo ricordo grondante di sudore ed in canottiera. Lavoro allora tutto manuale e faticoso. Non sono sicuro ma credo lavorasse a cottimo, più mq. facevi e più guadagnavi. Con una famiglia da mantenere e figli da far studiare doveva lavorare sodo. Ricordo bene dove viveva all’inizio quando arrivò a Torino, era in un alloggio al piano terra in un interno cortile di via Parma 50 con servizio esterno. La solita vita dell’immigrante dell’epoca.

Antonio Benetti “Sae”, 1935.
Antonio Benetti, 1938.

Mio padre (Amelio Menegatti)

Personaggio pieno di principi e con pregi poco apparenti ma che con il passare dei tempi sono riuscito a riconoscere, capire ed apprezzare.

Dopo la morte del padre, tutta la famiglia Menegatti si è trasferita in Val Sesia dove esisteva una tessitura che dava lavoro ad intere famiglie. Esiste ancora e credo sia la “Loro Piana” di Quarona Sesia.

Dopo alcuni anni e grazie ad un amico, Gino Fava, mio padre si trasferì a Torino e fu assunto come assistente tessile dove già lavorava l’amico, alla “Società Laniera” di Via Gattinara. Lavorava molto e spesso, per esigenza o per necessità, faceva anche il doppio turno, fino alla cecità che lo ha colpito a mio avviso ancora “giovane”.

Carattere molto generoso e sempre disponibile a qualsiasi lavoro anche domenicale pur di non far mancare niente alla famiglia. Orgoglioso per carattere ma da noi figli ha sempre preteso umiltà ed a volte anche troppa. Una sua frase mi ha molto colpito “Lascia che gli altri si vantino. Tu…dimostralo!!!”

Ha amato profondamente due cose, la famiglia e la tromba (la sua seconda moglie).

Anni ’80. Amelio Menegatti con la sua inseparabile tromba nei giardini di Via Turba.

Zio Bruno (Bruno Gheller)

Il mio Padrino di Comunione e gran bell’uomo.

Mario Menegatti col padrino, lo zio Bruno Gheller “Tonat”.

Arrivò a Torino e fece da subito il muratore. Fin da bambino fu, insieme a mia zia Maria, un mio grande punto di riferimento, per tanti motivi. Lavorava come “cottimista” presso diverse imprese edili di grande importanza a Torino, posava intonaco, un tanto al metro quadro e via pedalare come si diceva una volta. Successivamente e sempre con lo stesso principio costruiva muri più intonaci… e pedalare.

Era talmente bravo che gli diedero anche mansioni più difficili come “il paramano” cosa delicatissima perché restava in vista per sempre ed un eventuale difetto era eterno. Ricordo che tanto tempo dopo un famoso impresario di allora, I’Ing. Boggio, mi disse che lui aveva conosciuto un bravissimo operaio che faceva bene il paramano con un cognome strano, Gheller o similare, era passato molto tempo. Con grande orgoglio gli dissi.. “Mio zio Bruno”…  “Si”, disse, “proprio Bruno si chiamava.”

Desiderava tanto un maschietto, ma ebbe tre magnifiche figlie che lo adoravano ed io con loro.

Dopo tanto lavoro, un po’ di svago.

Antonio Benetti, Bruno Gheller e Amelio Menegatti durante un brindisi e, baffuti, alla festa del vino a Torino.

Zio Menegheto (Domenico Biasia)

Personaggio dall’aspetto burbero ma, sotto quella scorza esteriore, un animo fiero e generoso.

Penso a zio Menegheto e zia Anna e mi viene in mente Ronchetto. Quanto piacevoli sono quei ricordi….. ma andiamo per ordine.

Di lui ho ricordi netti anche se brevi perché viveva a Foza e per parecchio tempo a Ronchetto ed è per questo che manca nella foto principale fatta durante le ferie di agosto.  Lui era su nella piana tra le sue mucche e cavalli da accudire.

Da bambino ricordo una sera straordinaria. Alcuni di noi cugini eravamo andati a dormire da zia Anna in val Capra ma non chiedetemi il perché.  Ebbi la fortuna di assistere ad un evento speciale.

Era notte inoltrata ed io con i cuginetti eravamo già a letto. Ad un certo punto sentiamo bussare con forza alla porta,  zia scese e la sentimmo gridare con forza ma non di spavento.

Domenico Biasia e la moglie Anna Omizzolo

Anna Omizzolo con il marito Domenico Biasia 29 maggio 1982 matrimonio Gheller Virna e Enzo Biasia

Io e Luigina siamo scesi e abbiamo visto sulla porta zio Menegheto abbracciato, come nella foto, a zia Anna.  Era tornato dalla Svizzera, dove lavorava alla costruzione di una diga, facendo una sorpresa a tutti. Ricordo anche la cioccolata che ci diede.  Un grande !!!!.

In seguito, molti anni dopo, mi raccontò di quella diga e della sua costruzione, cosa che ho rivisto in alcuni momenti nel film di Ermanno Olmi “La diga del ghiacciaio”.

A Foza era anche molto apprezzato nell’ ammazzare i maiali e nel fare salami e sopresse di grande qualità

Tanti anni dopo, sapendo che spesso le persone andavano a chiedergli dei consigli, gli chiesi: “Perché non ti candidi a Sindaco di Foza ?” Mi colpì con una risposta piena di saggezza:  “Non serve una fascia per fare il bene di un paese”.  Grande insegnamento.

Zio Ernesto S-ciopeter (Ernesto Anderle)

Certamente lo zio con maggior cultura perché aveva avuto la possibilità di studiare.

Non ho mai capito e nemmeno mai ho chiesto come ha conosciuto mia zia Gemma, lui di Pergine Valsugana (TN), lei di Foza.

Lavorava al giornale “L’Adige” con mansioni di una certa importanza.

Di lui ricordo che, quando aveva le ferie, veniva a Foza e con noi nipoti, ai suoi precisi comandi, faceva il fieno nei campi dei nonni.  Metteva un fazzoletto bianco in testa come una bandana ,una pagliuzza in bocca  e via nei campi a lavorare.

Un giorno decise di portarci fino  sul monte Ortigara  a piedi partendo da Foza alle 6 del mattino. Noi cuginetti eravamo tutti entusiasti e lui in prima fila ci guidava dandoci ritmo e tempi militari: 55 minuti di marcia e 5 di riposo. Fu una vera avventura  anche perché al ritorno ci trovammo in mezzo ad una esercitazione militare sulla piana di Marcesina e fummo costretti a fere un giro più lungo per il ritorno.

Gemma Omizzolo ed Ernesto Anderle con il figlio Alessandro.
Ernesto Anderle

Aveva una grande passione, la musica  e suonava uno strumento nella banda della sua città, Pergine.

Lo ricordo in un assolo con il “bombardino” durante una esibizione nella piazza principale e dove ricevette un grande applauso. Fu in occasione di una mia visita dalla zia Gemma che ci ospitava a turno  per qualche giorno di vacanza.

Per il suo lavoro e per tradizione era sempre molto elegante come d’altronde lo era mia zia.

Zio Mario (Mario Gardino)

L’ultimo dei cognati arrivati in famiglia ma non ultimo per importanza almeno per me.

Lavoratore alla Fiat durante la settimana, viticultore e “contadino” dopo il turno di lavoro nella sua vigna ed il suo frutteto in quel di Cisterna d’Asti. Tante ore di lavoro che davano tante soddsfazioni ma poco reddito.

L’orgoglio nei suoi occhi, quando ti faceva assaggiare il sio vino che veniva dalle vigne di “Via Lunga”, era difficile da scordare, così come quando ti faceva vedere le sue pesche che aveva presentato alla fiera di Canale ove si tenevano queste manifestazioni.

Mario Gardino e Santina Omizzolo con la piccola Maria.

Zio Mario e zia Santina vennero ad abitare in piazza Campanella 4 a Torino, tre sorelle e tre cognati nella stessa scala, secondo terzo e quarto piano, mai uno screzio.

Di lui ho sempre apprezzato la lungimiranza e il guardare sempre avanti.

Quando stavo per comprare la mia prima casa si offrì di aiutarmi economicamente, senza che lo chiedessi, per acquistare anche il garage perché sapeva che non avevo i soldi per farlo.

Mi disse: “Compralo, ti copro io e vedrai che non te ne pentirai”. Non ne ebbi bisogno  ma, credetemi, quel gesto non lo scorderò mai. 

Quanto era buono il suo vino e quanta generosità aveva il mio Zio Mario.

Come si capisce, da queste brevi e personali note, ho sempre avuto ammirazione ed affetto per questi zii e per tutte le qualità da essi rappresentate. Ritengo giusto esternarle dopo aver raccontato delle “otto Sorelle Omizzolo” e, parafrasando un antico detto, mi vien da dire che “Dietro a delle grandi sorelle….c’erano dei grandi uomini“ e con orgoglio posso dire…erano miei zii!

Mario Menegatti

(Figlio di Amelio Menegatti e Domenica “Lucinda” Omizzolo)

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