Giochi e ricordi degli anni ’50 ed inizio anni ’60

Il gioco, o meglio, il giocattolo che costruivamo da piccole era una bambolina ricavata da un pezzo di legno di faggio. Non doveva essere troppo grosso e con un sasso intagliavamo la faccina! Lo avvolgevamo con della stoffa che copriva la testa e fungeva anche da vestitino.   

Giochi di movimento a squadre, a gruppi e individuali

Bandiera-Fulmine-Belle statuine-Palla prigioniera-Darsela(Acchiapparsi)-Cuco(Nascondino)-Settimana-Strega comanda colore!-O quante belle figlie Madama Dorè-Gioco dei 5 noccioli o sassi-Palla a muro (Ogni giocatore lanciava la palla al muro ed eseguiva le azioni di questa filastrocca: muovermi,senza muovermi,senza ridere,con un piede,con una mano,battimano,zigo zago,tocco terra,la ritocco,mulinello,violino,..)

Giochi tranquilli in gruppo

Indovinare i verbi-Telefono senza fili

Giochi estivi

Davanti alla casa dei nonni allestivamo un negozio. Una lunga panca di legno faceva da banco per il negozio. Sopra si sistemava la merce: foglie di varie forme erano le bistecche o i pesci, bastoncini e pietre erano grissini e pane, sassolini erano caramelle e confetti, ecc. Sui prodotti si mettevano i biglietti dei prezzi e il compratore utilizzava dei foglietti sui quali era segnato il valore della banconota. La commessa calcolava la somma degli acquisti e dava il resto (Giochi di matematica!).

La “strada verde” partiva da sotto l’asilo e si snodava fin sotto il Pubel e oltre. Si chiamava così perchè era erbosa. Spesso ci recavamo lì per essere lontani dai pericoli della strada comunale ed eravamo vicini a casa. Nella strada verde trovavamo dei sassi che venivano disposti sull’erba per disegnare la pianta di una casa ideale. Sempre in questo posto raccoglievamo dei carciofi selvatici, i “barbaciochi”, dei quali mangiavamo il cuore dopo aver tolto con difficoltà le lunghe foglie spinose.

Più sotto c’era un altro posto molto battuto da noi cugini: il bosco di Munari. Si trovavano funghi molto apprezzati in cucina: brise nere, finfarli, alpini e prataioli.

Qualche volta ci allontanavamo da casa e non ho dimenticato un episodio che ha fatto preoccupare moltissimo la nonna. Eravamo oltre la chiesetta di S.Francesco e minacciava brutto tempo. Poichè la pioggia era piuttosto intensa, i miei cugini hanno costruito un riparo di fortuna con rami di piante trovate nei paraggi. Nel frattempo si era scatenato un fortissimo temporale con fulmini che cadevano vicino a noi. Improvvisamente abbiamo visto arrivare la nonna spaventatissima, con ombrelli e indumenti per la pioggia per tutti! Da allora non ci siamo più allontanati da casa quando il tempo prometteva l’arrivo di un temporale, memori dell’apprensione che avevamo procurato alla nostra cara nonna! Anche negli anni ’50 e ’60 c’erano dei violenti temporali; la nonna e le zie ci davano una candelina accesa e ci inginocchiavamo sui gradini della scala che portava al piano superiore dove c’era il quadro del” Sacro cuore” al quale rivolgevamo le nostre preghiere perchè il temporale si allontanasse senza fare danni. Quando pioveva, il nostro parco-giochi era il”granaro”, un enorme stanzone dove ci inventavamo giochi di ogni tipo.

Nelle sere di luglio volteggiavano molte lucciole e noi le cacciavamo cantando: “Lucciola lucciola vien da me, che ti do il pan del re, pan del re e della regina, lucciola lucciola vien vicina”

Anche fare il fieno e l’ardiva nei prati dei nonni era un gioco,nonostante fosse faticoso, ma in compagnia tutto diventava divertimento!

Giochi invernali

Un bel gruppo di noi trascorreva le vacanze natalizie a Foza, dove quasi sempre c’era la neve. Non mancavano le battaglie con le palle di neve, ma il massimo del divertimento era scivolare con la slitta partendo dalla chiesa, e giù, fino al Labental. Di solito ci incontravamo con altri bambini della “piazza” dopo cena. Arrivati al Labental si faceva ritorno al punto di partenza, tirando le nostre slitte tra chiacchiere e scherzi.

E come non ricordare la Befana! La sera prima dell’Epifania mettevamo le calze sopra la “fornea” della cucina. La zia Elvira, a nostra insaputa, si recava in soffitta e gettava dei sassolini dentro la canna fumaria: noi pensavamo che fossero i rumori della “Vecia” ed eravamo un po’ intimoriti. L’indomani le calze erano piene di dolciumi e mandarini, ma qualcuno trovava anche carbone e pezzetti di legno!

Voglio ancora ricordare Conte e Filastrocche che servivano come sorteggio per i giochi: Pari o dispari- Alle bombe del canon bim, bum, bam -Ambarà ciccì coccò….

Tutto quello che ho scritto si ripeteva di anno in anno, ma ci vorrebbe un libro per narrare i momenti vissuti nella casa dei nostri nonni materni!

Descrizione di alcuni giochi


Gioco della settimana o “Scalon”

Con un gessetto si disegnavano 7 caselle sul terreno che indicavano i giorni della settimana. A turno il giocatore lanciava un sasso nella prima casella (non si doveva toccare le linee) e, saltellando con una sola gamba, entrava nella casella, raccoglieva il sasso (sempre con una sola gamba), si girava e tornava indietro senza calpestare le linee. Uscito dalla settimana, lanciava il sasso dentro la casella 2 e così via finchè non sbagliava. Solo sbagliando passava il turno al secondo giocatore. La difficoltà consisteva nel prendere bene la mira, senza toccare le righe e nel saltellare con una gamba. Vinceva chi raggiungeva per primo l’ultima casella e tornava indietro senza fare errori.

Ruba bandiera

Due squadre si trovavano una di fronte all’altra ad una certa distanza. Ad ogni giocatore veniva dato un numero  progressivo per ogni squadra. C’era un porta-bandiera che stava in piedi alla stessa distanza dalle 2 squadre e teneva la bandiera (un fazzoletto) con il braccio teso in avanti. Il porta-bandiera chiamava un numero ed entrambi i giocatori delle due squadre che avevano tale numero, correndo, dovevano rubare la bandiera e portarla nella loro casa (squadra. Chi aveva preso la bandiera non doveva essere toccato dall’avversario. La squadra del giocatore che aveva rubato la bandiera guadagnava un punto. Assegnato il punto, la bandiera veniva riportata al porta-bandiera che poteva chiamare un altro numero. Vinceva la squadra che aveva accumulato più punti

Le belle statuine

La sorteggiata nella conta si metteva di spalle alle compagne e diceva: “Alle belle statuine, uno, due, tre!”. Finita la filastrocca, le compagne dovevano immobilizzarsi nella posizione in cui si trovavano e veniva scelta la statuina più divertente, che a sua volta doveva mettersi di spalle e recitare la filastrocca.

Strega comanda colore

La conta stabiliva chi avrebbe avuto il ruolo della strega che doveva comandare un colore ai partecipanti. Tutti cercavano un oggetto con il colore indicato e lo toccavano. Chi non aveva trovato il colore veniva acchiappato dalla strega che lo metteva in prigione (si metteva seduto). Il gioco terminava quando tutti erano in prigione, tranne il vincitore

O quante belle figlie, Madama Dorè

Si faceva un cerchio tenendosi per mano. Una si metteva dentro il cerchio (Madama Dorè) e una all’esterno che poneva le domande a Madama Dorè (filastrocca), fino alla scelta di una bambina del cerchio.

(Non ricordo come il gioco terminava)

La filastrocca:

O quante belle figlie, Madama Dorè

o quante belle figlie.

Se son belle me le tengo, Madama Dorè

se son belle me le tengo.

Il re ne comanda una, Madama Dorè

il re ne comanda una.

Che cosa ne vuol fare, Madama Dorè

che cosa ne vuol fare.

La vuole maritare, Madama Dorè

la vuole maritare.

Con chi la mariterebbe, Madama Dorè

con chi la mariterebbe.

Col re di Spagna, Madama Dorè

col re di Spagna.

Entrate nel castello, Madama Dorè

entrate nel castello.

Le porte sono chiuse, Madama Dorè

le porte sono chiuse.

Ma noi le apriremo, Madama Dorè

ma noi le apriremo.

Nel castello sono entrata, Madama Dorè

nel castello sono entrata.

Sceglietevi la più bella, Madama Dorè

sceglietevi la più bella.

La più bella l’ho già scelta, Madama Dorè

la più bella l’ho già scelta.

Allora vi saluto, Madama Dorè

allora vi saluto.

MARIUCCIA GHELLER

2 risposte

  1. Bello rileggere queste storie. Ci riportano alla nostra infanzia spensierata. La strada verde che dici tu è una strada militare che congiungeva Foza con la teleferica che arrivava al Bisbant dopo essere partita dal Piangrande e prima ancora da Valstagna. Arrivava su carica di viveri e munizioni per rifornire il fronte delle Melette e ritornava giù carica di soldati feriti in combattimento!!

  2. Quando giocavamo da bambini eravamo fantasia pura e dirompente, si osservava un sasso, un grillo, una foglia caduta, un ramo piegato e dal nulla creavano j nostri giochi, abilmente e senza faticare per farci venire idee. Eravamo lealtà assoluta, rigore, rispetto incondizionato di regole da noi stessi stabilite e concordate.
    Eravamo inventori di felicità.
    Una ” bimba” degli anni ’60.

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