Giochi anni ’60 a Foza: le cartucce.

Il gioco delle cartucce era uno dei più praticati a Foza negli anni ’60 e, avendo avuto la fortuna di vivere in quel periodo nella casa dei nonni, in Piazza, dal ’61 al ’67, me lo ricordo abbastanza bene. Proverò a descriverlo.

Le cartucce erano di vario tipo (non me ne intendo molto, son solo ricordi): di sicuro la “ togna “, una cartuccia lucida ed abbastanza grande, era quella che si usava per colpire le altre, che venivano messe in fila sugli scalini. Una togna nuova poteva valere anche 20 o 30 lire a metà degli anni sessanta. Era, come dicevo, un po’ più grande delle altre e di color ottone. Le normali cartucce invece potevan esser “ tedesche “ o “ italiane”. Quando erano molto consumate non valevano più nulla e le chiamavamo “pistronci”.

Per prima cosa bisognava trovare degli scalini liberi dove mettere in fila le cartucce (non era semplice trovarne di liberi la domenica mattina dopo la messa delle 9. Ricordo che spesso si sentivano risuonare le cartucce nelle tasche dei pantaloni quando i ragazzi si alzavano in piedi dietro i banchi della chiesa). A quei tempi le case non avevano ancora il terrazzamento prima dell’ingresso, ma solo uno o due scalini separavano la strada dalla porta . Ogni partecipante doveva “tacare” cioè mettere in fila una o due cartucce a seconda della “qualità” delle stesse … I “pistronci“ raramente erano accettati. Ben accette erano invece le ragazze, alcune delle quali, mi riferisco in particolare a Natalina Chiomento, erano bravissime.

Questa la descrizione del gioco delle cartucce fatta da Francesco Valerio Rodeghiero (da un post di Giacomino Chiomento)

“ Par el zugo serviva na bea cuneta piatta o i scaini de qualche casa o dea cesa nel nostro caso… Zugadori almanco do!! Par zugare serviva e cartucce, de soito quee tedesche o quee ‘taliane, scariche naturalmente… e ‘na “togna” (cartuccia del Garand in 30,06 nei tempi pi moderni). A togna no podeva essar “inpiombà” parchè a ‘ndava pi dritta se impiomba’…

Se meteva sotto e cartucce, ossia in pie’ come do birilli e tra e do’ no podeva passare na cartuccia de traverso… Se metteva un sasso grosso come na albicocca (boin) a 5 passi dae cartucce, e da davanti e cartucce se tirava e togne verso el “boin” e chi che ghe ’ndava pi vesin tirava par primo. Queo che ‘ndava pi lontan el doveva dire come tirare. I modi I jera 3: sci-oco, sotto man e a volte sotto gamba. Co a variante più vesin o più lontan. Questo voeva dire che, se na volta che gaveva tira’ tutti restava in pie oncora cartucce (quee che se rabaltava tirando e jera del tiratore) , a pie unii se tirava da novo da dove che se gaveva ferma’ a togna dopo ver tira’ e par primo ritirava queo che a so togna se gaveva ferma’ pi vesin o pi lontan a seconda de come che jera sta dito de tirare… Se podeva zugare anca in 5 o 6…l’ultimo che tirava podeva anca rilanciare, ossia invese de tirare de novo a pie giunti dopo aver tira’ a prima volta el podeva dire: “sotto de una o de do”.. quindi se zontava cartucce da metare come birilli insieme a quee che iera restae in pie e se tirava al boin de novo. De solito dal boin se tirava con un pie visin all sasso e se podeva con chealtro fare un passo in avanti. A volte l’ultimo podeva anca comandare de tirare a pie giunti dal boin. Jera vieta’ torghe el giro tirando… Ossia de tirare a brasso verto par ciapare e cartucce de fianco e battarghene xo de più…

Io ricordo che i modi di tirare erano “SORAMAN” (con la cartuccia, la togna in questo caso, tenuta sopra il palmo della mano e lanciata con movimento dal basso verso l’alto), “SOTTOMAN” (cartuccia sotto il palmo), “S-CIOCCO” (cartuccia tenuta tra le dita e lanciata con movimento da dietro il capo) e “S-CIOCCO TOENDOGHE EL GIRO” (il movimento era simile al precedente ma poteva essere leggermente circolare). Naturalmente i modi del tiro erano seguiti da “più vesin “o “più lontan”, come spiegato da Valerio. Se un giocatore era in perdita grave poteva scegliere di non tirare la togna al boin, ma di tirare x ultimo, avendo però il vantaggio di scegliere il gioco (modo di tirare). In questo caso poteva anche decidere, secondo la sua convenienza, la sequenza della seconda serie di tiri. Per esempio poteva dire: sottoman oppure s-ciocco ecc. seguito da “non so l’avvenire”. Si riservava cioè di decidere se si ripartiva a tirare dalla togna rimbalzata più vicina o più lontana dallo scalino, a seconda della sua convenienza. Poteva inoltre rendere più difficile il primo tiro scegliendo di eseguirlo con i piedi giunti, gli occhi chiusi o addirittura la schiena girata (drio cueo). Quando un compagno aveva perso tutte le cartucce al gioco gli si diceva “ te si sta’ spenotá “.

Aspettiamo commenti per integrare con i vostri ricordi.

Pierluigi Cappellari

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error:
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.