Gio Maria e Bruno Gheller

Gheller Gio Maria (Tonat) era nato ai  Carpenedi il 27/10/1892 da Gheller Pietro e Scardellato Maria. Da ragazzo emigrò per qualche tempo negli USA, ma ritornò in Italia per fare il soldato. Il 15/10/1922 si è sposato con Biasia Maria e il 27/11/1923 è nato il figlio Gheller Bruno (mio papà). Per lavoro fu costretto ad emigrare in Australia, con la speranza di farsi raggiungere da moglie e figlio non appena si fosse sistemato. Lavorava in una cava a Colbenabe, nello stato di Victoria. L’11 marzo 1927 fu vittima di un grave incidente sul lavoro;lo scoppio di una mina provocò la caduta di un masso di pietra sulla schiena del nonno. Subito fu portato nell’ospedale di Elmore e poi trasferito in quello di Bendigo, dove fu ricoverato per più di un anno. Poiché sentiva che la sua morte era prossima,  epresse il desiderio di essere rimpatriato. Il 16 aprile 1928 lo portarono in treno fino a Melbourne e da lì in autolettiga al molo. Fu imbarcato ed il viaggio in nave durò 40 giorni fino all’arrivo a Genova e poi finalmente a  casa, a Foza. La sua morte è avvenuta l’8 dicembre 1928.

Mio papà aveva 5 anni quando è rimasto orfano del nonno Gio Maria. Sua mamma, Biasia Maria, l’ha cresciuto ai Carpenedi, ma quasi quotidianamente andavano in Val Capra dai nonni Biasia, percorrendo il sentiero che congiunge le due contrade. Quando ero bambina, mio papà mi raccontava che una volta aveva visto un orso mentre tornavano a casa!

Dopo aver frequentato le elementari, in parte ai Lazzaretti e in parte in “Piazza”, la nonna gli permise di prendere la licenza media, privatamente, con l’aiuto di Martini Ermenegildo. In seguito avrebbe voluto che continuasse gli studi a Bassano dagli Scalabrini, con la possibilità di intraprendere un percorso religioso, ma mio papà non ne volle sapere e mi diceva che non aveva continuato a studiare a causa della Montarmen, la sua capra, che gli aveva mangiato i libri.

Nell’epoca fascista, come tutti i paesani che avevano un’età compresa fra i 14 e i 18 anni, fu un avanguardista e fu inquadrato nelle organizzazioni giovanili del paese. Nel 1943 fu arruolato nel corpo di “artiglieria montagna” in qualità di mitragliere, nel gruppo “Val Piave”. Dal 16/05/1943 all’8/09/1943 ha partecipato alle operazioni di guerra in Balcania.

Dopo l’8 settembre, non ancora ventenne, fu deportato in Germania e rimase prigioniero dei Tedeschi in un campo di concentramento, prima a Mauthausen e poi vicino a Dresda dal 12/09/1943 all’8/05/’45. Quando era artigliere ricordava il mulo che gli era stato affidato: era molto difficile da domare! Nel periodo della prigionia ebbe il “privilegio” di poter ricevere, per qualche tempo, una torta supercalorica che la nonna gli mandava e che i Tedeschi gli permettevano di mangiare da solo e in piccole porzioni. Dal 9/05/1945 al 22/10/1945 fu trattenuto dalle FF.AA., in particolare dai Russi. All’inizio della guerra pesava 80 kg e quando tornò a casa ne pesava 40. Non so quanto durò il ritorno a casa perché fece il viaggio quasi completamente a piedi. Quando finalmente poté riabbracciare la mamma a Foza, la trovò in uno stato di salute molto precario, a causa di una caduta che le aveva compromesso la colonna vertebrale e, visti i tempi, non poté curare adeguatamente. Dopo pochi mesi, nonostante diverse visite fatte nell’ospedale di Mezzaselva, anche la nonna morì (11/06/1946).

Belluno,1943. Gheller Bruno (Tonat), arruolato nel corpo di artiglieria montagna.

Fortunatamente la Provvidenza gli ha fatto incontrare mia mamma, Omizzolo Maria (Consora) e pochi mesi dopo il matrimonio, avvenuto nel settembre 1949, sono emigrati a Torino, dove hanno ottenuto la residenza e dove sono nate le loro figlie: Mariuccia, Paola e Bruna.

Foza, settembre 1949. Sposi Omizzolo Maria (consora) e Gheller Bruno (tonat).

Mariuccia Gheller


Bruno Gheller ricorda le vicissitudini dopo la prigionia.

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