22 febbraio ’45 sul Ponte di Bassano.

Il Notiziario “Mattinale” per il Duce della GNR di Vicenza dell’ 11 marzo 1945 scriveva: “Il 22 febbraio u.s. in Bassano, erano fucilati tre individui, autori dell’attentato terroristico commesso sul Ponte Vecchio di detta città, che causava la morte di due persone e il ferimento di altre due, nonché gravi danni al ponte stesso.” Bassano era in quei giorni al centro di continue incursioni aeree da parte degli alleati che già avevano distrutto il ponte della Vittoria e che per ragioni strategiche avevano la necessità di distruggere il Ponte Vecchio. I tedeschi in ritirata avrebbero, infatti, potuto far passare da lì i mezzi corazzati. L’attacco dall’alto però avrebbe causato gravi danni anche al centro storico del paese dopo che già 370 case erano state distrutte e lesionate e 40 bassanesi erano morti nei bombardamenti. La Brigata partigiana Martiri del Grappa voleva evitare ulteriori perdite e su indicazione anche degli alleati decise così di far saltare il ponte.

Il ponte dopo l’attentato.

IL 15 febbraio 1945 una quindicina di combattenti della Formazione Martiri del Grappa al comando del prof. Primo Visentin” Masaccio”, travestiti da soldati tedeschi e da camicie nere, si divisero in due squadre, ognuna delle quali conduceva un carretto con centoventi chili di esplosivo. Arrivate al ponte, le due squadre si divisero, una a destra, l’altra a sinistra del monumento. In pochi minuti (alle 19 scattava il coprifuoco) furono piazzate le cariche esplosive. Prima di far saltare il ponte dovevano esplodere anche alcune cariche di avvertimento, in modo che i passanti si tenessero alla larga.

Qualcosa, però, non andò per il verso giusto e nell’operazione persero la vita due civili, Maria Bellotto, esercente di un negozio di generi alimentari, e il giovane Fausto Faccio, apprendista meccanico, che stavano attraversando il ponte malgrado il coprifuoco; altri due passanti rimasero feriti. La mattina del 29 aprile i tedeschi in ritirata fecero saltare quel che rimaneva del Ponte Vecchio, chiamato allora anche Ponte di legno. Il sabotaggio del ponte era la prima grande azione partigiana dopo il rastrellamento sul Grappa del 26 settembre 1944 con la cattura e l’impiccagione di oltre trenta giovani lungo l’attuale viale Dei Martiri. A seguito del sabotaggio vennero prima torturati e poi fucilati tre partigiani che nulla avevano a che fare nell’episodio ma scelti a caso solo per vendetta e per terrorizzare la popolazione. I tre partigiani erano Cesare Lunardi “Ballot”, Ferdinando Alberti “Fajo”, Antonio Zavagnin “ Burba”. Nessuno dei tre partigiani era però responsabile dell’esplosione sia perché nessuno dei tre apparteneva alla formazione “Martiri del Grappa” sia perché Zavagnin era già prigioniero ad Asiago ed Alberti e Lunardi prigionieri a Roana.

 

Cesare Lunardi “Ballot Mele”, di Domenico e Ambrosia Menegatti (sposati nel 1921), nato il 27 febbraio del 1923, partigiano della “7 comuni”, fu bloccato da un cane pastore addestrato e catturato il 6 febbraio del ’45 a Foza, mentre fuggiva durante il rastrellamento e l’uccisione di Natale Gheller. Fu tradotto prima ad Asiago e poi a Bassano. Risiedeva a Foza in via Stona di Sopra al numero 238. Aderì alla Brigata “Sette Comuni” col nome di battaglia “Faio”.

Cesare Lunardi “Ballot”

Ferdinando, detto Federico, Alberti “Fajo”, fu partigiano della “7 comuni” (nome di battaglia “Foza”) con cui partecipò valorosamente alla “Battaglia di Granezza”. Qui il 6 e 7 settembre 1944 i nazifascisti avevano dato vita all’operazione “Hannover”. 5000 nazifascisti scatenarono un poderoso rastrellamento nel Bosco Nero di Granezza ai confini di Asiago, Calvene, Caltrano, Lugo Vicentino, Lusiana contro le Brigate partigiane “Sette Comuni” e “Mazzini” della Divisione Monte Ortigara, composte da 635 uomini; in quella battaglia morirono una trentina di partigiani e molti altri furono presi prigionieri. Federico era figlio di Giovanni e Stona Giuseppina ( sposati nel 1911). Nato a Foza il 9 settembre 1925 si era sposato con Chiomento Luigia il 27 maggio 1943. Famiglia disgraziata quella degli Alberti: il fratello Sergio invalido di guerra, l’altro fratello Cirillo trucidato il 18 ottobre 1944 a S. Francesco con altri 6 partigiani. Costretto al lavoro nella Todt, Federico riuscì a fuggire e a nascondersi a S. Francesco. Fu arrestato dai fascisti della “Mercuri” il 25 gennaio 1945 ad Asiago mentre usciva dal barbiere e, sotto tortura, accompagnò le Brigate nere al rastrellamento che portò all’uccisione di Natale Gheller ai Furlani.

Federico Alberti “Fajo”

Antonio Zavagnin “Pippo Burba” di Giuseppe, da Zugliano, era nato il 4 giugno 1920. Alpino della divisone Julia, partecipò alla disastrosa campagna di Russia e, per un parziale congelamento, fu rimpatriato. Dopo l’8 settembre aderì alla formazione Mazzini e combattè a Granezza ai primi di settembre. Il 19 febbraio fu arrestato a Zugliano per una delazione e tradotto prima a Roana e poi ad Asiago. Fu seppellito ad Asiago ma poi il 15 maggio 1945 fu inumato nel suo paese natale a Zugliano.  

Antonio Zavagnin

L’ordine della rappresaglia venne direttamente da Padova. Fu organizzata da Alfredo Perillo ed eseguita dai collaboratori repubblichini delle Brigate nere di Asiago, Bassano e Marostica. Martedì 20 febbraio i tre giovani, su un camion, vennero portati da Asiago al carcere di Bassano. Mercoledì 21 vennero condotti alla caserma degli alpini in viale Venezia per un ultimo interrogatorio e poi ricondotti al carcere.

Alle ore 7 di giovedì 22 febbraio vennero prelevati dal carcere; legarono loro i polsi dietro la schiena e appesero al loro collo un cartello con la scritta “Io sono un bandito”. Vennero condotti e allineati lungo la spalletta nord del ponte e fucilati. Il comandante del plotone di esecuzione, il sottotenente Vincenzo Antonio Giardini, nato a Catania l’1 aprile 1920, esplose il colpo di grazia ai tre partigiani morenti. Vincenzo Giardini era stato partigiano della “Matteotti” ma dopo il rastrellamento nazifascista del settembre 1944, passò al nemico per evitare di essere ucciso o deportato in Germania e divenne un feroce assassino.

I loro corpi furono lasciati fino alle 18 esposti al pubblico come monito poi furono caricati su un carro e trasportati alla destinazione finale. I due partigiani fodati sono sepolti nel Sacrario dei Caduti Partigiani del Cimitero di Santa Croce a Bassano del Grappa. In II fila il primo a sinistra Ferdinando Alberti e in IV fila sesto da sinistra Cesare Lunardi.

Lungo l’attuale Viale dei Martiri a Bassano sono apposte tre lapidi di metallo a forma di croce cristiana su altrettanti alberi di leccio con il nome del partigiano ucciso e la data della morte.

Anche nel ponte è apposta una targa col nome del comandante partigiano autore dell’azione e dei giovani fucilati.

Ecco la scritta sulla targa:

PER SALVARE LA CITTA’
DA MINACCIATO
BOMBARDAMENTO AEREO IL
17 FEBBRAIO 1945
MASACCIO
PROF. PRIMO VISENTIN
DA RIESE PIO X
CON UN PUGNO DI VOLONTARI
DELLA LIBERTA’
QUESTO PONTE FECE SALTARE
PER RAPPRESAGLIA IL
22 FEBBRAIO 1945
ALBERTI FEDERICO
LUNARDI CESARE
ZAVAGNIN ANTONIO
QUI FURONO FUCILATI
DAI NAZIFASCISTI

CARMELO CONSOLI

Fonti:

Francesco Tessarolo, Paolo Meggetto, Roberto Zonta: “ Vite spezzate- Gli eccidi nell’agro bassanese 1944-45”. Attilio Fraccaro Editore 2018.

Vescovi: “Resistenza nell’Alto Vicentino” La Serenissima Vicenza.

Pierantonio Giois: ”Resistenza, Parrocchia e Società nella parrocchia di Padova 1943-1945. Istituto Storia Ecclesiastica. Padova 1981.

Luigi, Gabriele e Rossella Menegatti: “Gente di Foza”.

Centro Studi Storici ” Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino.

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