Foza Volti e Storie, Immagini dal Passato

Avevo 25 anni nel 1972, un giovane uomo catapultato da una città, da una stagione ricca di emozioni e di esperienze come il ‘68, da studi e ammirazione per Don Lorenzo Milani e la sua scuola di Barbiana, quando ho iniziato la mia carriera lavorativa a Foza, la cui scuola allora dipendeva dai Sette Comuni di Asiago, in un paese sconosciuto, lontano, un paesino di 700 abitanti sparsi per le valli. Trovai degli amici, una accoglienza famigliare, una serenità che mai ho potuto dimenticare. Sono ritornato più volte a Foza con la famiglia e gli amici ed ho provato sempre la stessa emozione e la stessa dolcezza d’animo. Mai ho dimenticato le passeggiate a San Francesco, la penombra della taverna del Montefior e le belle fodate. Il progetto “Foza volti e storie” è nato quasi per gioco, forse un tentativo inconscio di esorcizzare la vecchiaia e ritornare giovane, di rivedere quei volti, quelle persone che oramai erano andate sbiadendo nei tratti ma non nella nostalgia. Dopo qualche ritrosia iniziale iniziarono ad arrivare le foto degli avi, dei matrimoni e delle comunioni. Solo dopo sono state postate foto della propria gioventù, forse per un senso di pudore misto al timore, alla diffidenza, al non accettare il tempo che scorre. Il lavoro è stato molto faticoso, soprattutto nell’ultima parte, ma la gioia del risultato ha ripagato ogni fatica. Nulla sarebbe stato possibile senza la pazienza, la disponibilità di Giacomino Chiomento e la sua conoscenza della realtà di Foza. Un grossissimo ringraziamento anche a Lino Contri e a Pierluigi Cappellari che hanno saputo con perizia e costanza correggere le imprecisioni, interpretare e dare forma grafica accettabile a tutto il progetto, renderlo fruibile in ogni parte del mondo. Foza è un paese studiato molto, attraverso archivi nazionali, regionali, religiosi, biblioteche, fin dall’ insediamento delle prime famiglie in questo lembo di altopiano, in maniera egregia soprattutto da Franco Signori e Luigi Menegatti. Il progetto “Foza volti e storie” racconta del secolo appena trascorso, la storia dei luoghi, le trasformazioni avvenute, le vicende private delle famiglie e quelle pubbliche, gli usi e i costumi, i personaggi rimasti nei ricordi delle persone, un patrimonio da trasmettere alle generazioni future, usando le immagini e i ricordi dei protagonisti. Sono stati aperti gli album di famiglia, scatole di latta e di cartone per tirare fuori vecchie foto ingiallite e quello che era privato è diventato pubblico, patrimonio di tutta la comunità. L’immagine è stata assunta come frammento di una memoria collettiva diventando una testimonianza di vita dalle forti implicazioni emotive. Ricordi privati che sono riusciti a stimolare altri ricordi fino a diventare storia comune, da memoria intima e personale a testimonianza storica e quindi documento, bene di tutta la comunità. E’ stata una grande scoperta per molti conoscere le proprie radici, riconoscere gli avi, i consanguinei, incontrare persone sconosciute viventi all’ estero, ma figli di emigrati di Foza, loro parenti. Che gioia leggere i ringraziamenti degli emigrati, le parole di coloro che tramite il gruppo hanno cercato e spesso trovato le proprie radici. Con le foto raccolte in fascicoli gia’ nel 2018 è stato creato un DVD con molte foto. Ma non ci siamo fermati. Ancora è continuata la raccolta, sono cresciuti i partecipanti al progetto e la presenza di altre famiglie. Un’operazione non a termine ma in progress, che consente a chiunque di contribuire, in qualsiasi momento con altre foto e i loro ricordi. Il merito di tutto ciò è stato soprattutto della gente di Foza che ha creduto nel progetto, dando la propria disponibilità, riuscendo a fortificare la propria identità culturale. “Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro” scriveva Luis Sepulveda.

Carmelo Consoli

Mia madre Maria Teresa Lazzari “Organista” mi raccontava spesso, con un pizzico di orgoglio ed una discreta dose di campanilismo, di come le donne di Foza fossero considerate, ai suoi tempi, particolarmente belle. Esagerava, naturalmente, anche se, guardando questa foto degli anni ’40, non le si può dar torto. Attorno ad Anna Lazzaretti, la bella signora seduta dietro il cesto di vimini, nessuna delle ragazze che hanno appena terminato la raccolta delle patate sfigurerebbe ancor oggi come modella o testimonial su qualche rivista. Non di sicuro Rina Gheller “Tonata”, seduta alla sinistra di Anna, che tutti ricorderanno nel suo negozio di frutta e verdura in piazza. Abbiamo riconosciuto anche Emilia Menegatti, in piedi e terza da sinistra, con al fianco Ida Carpanedo, la sorella della quale, Maria, è l’ultima ragazza in piedi a destra. Maria emigrò in Francia nel 1946 e ricordava che, sotto i loro vestiti, trasportavano delle foglie di tabacco….birichine oltre che bellissime. Rina è presente nella galleria che potete vedere cliccando sulla foto. Ci sono anche Maria Teresa, giovanissima, e sua madre Virginia, dagli occhi di ghiaccio. Aspettiamo altre foto delle mamme, delle nonne o vostre per arricchire la raccolta.

Pierluigi Cappellari.

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Cento immagini  pescate dal mucchio, un’anteprima di quello che troverete nel sito “Foza Volti e Storie”.

In questa foto del 1961, Gino Contri “Costeltar” osserva la piccola Bruna, davanti alla sua abitazione con l’altro figlioletto   Lionello  e Caterina Pesavento, la nonna dei bimbi.

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Storie e memorie dei recuperanti di Foza

La bonifica militare demandata alla popolazione civile, con pericolo mortale Nei nostri paesi, quando si trattava di andare a ricercare residuati bellici, la gente diceva semplicemente “ndemo a fero”. Fu dopo il film “I Recuperanti” di Ermanno Olmi, distribuito nel

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DVD agosto 2018, clicca sulla foto per visualizzare o scaricare il PDF.

L’antica casa dei Cappellari “Pastori”, fotografata da Aristide Baragiola nel 1904. Si vedono degli oggetti appoggiati sul davanzale del bel loggiato con pentafora ed una persona subito dietro le stoan platten, a destra della porta arcuata con la data del 1676, dalla quale si accedeva alle tre cucine con camera da letto adiacente. Leggi di più.

Per gentile concessione di Giorgio Spiller

Clicca sulla foto per vedere anche una parte del porticato posto al piano terra, con le due porte che conducevano ai tre ovili, la pozza di contrada ed alcuni militari in un’immagine del 1916.

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L’antica piazza di Foza, con la fontana di fronte al palazzo che, dopo la ricostruzione, sarà la sede del municipio e delle scuole elementari

Una inedita immagine del vecchio paese ad inizio ‘900. Sulla destra un gruppo di persone davanti al locale con la bella insegna in ferro battuto che si staglia sullo sfondo del vecchio campanile. Tra di loro un ragazzo, con abito chiaro, presente anche nella foto successiva. A sinistra un cesto e dei panni stesi ad asciugare sulle stoan platten

Foza ad inizio ‘900, prima della distruzione avvenuta durante la Grande Guerra. Come nella foto precedente, scattata lo stesso giorno, è presente Il ragazzo vestito di bianco, davanti alle stoan platten, coperte quel giorno da panni messi ad asciugare, che delimitavano le strade ed i sentieri, come quelle che si vedono sullo sfondo, sopra il barco di fieno alle spalle del giovane, in località Obestap. Due signore in abito lungo chiacchierano davanti al locale sulla destra, dove attualmente c’è l’Albergo Speranza

Foza, 1921, Maria Gheller “Cruna”con le figliolette Olga e, a destra, Virginia

Foto del 1923. La seconda ragazza da sinistra è Cormelli Orsolina, la quarta è la sorella Giulia con accanto Martini Ermenegildo, suo compagno di giochi allora e suo futuro marito.

Vüsche Mustètz un Stòrjen, Pildar von Àltame.

Il paese prima della Grande Guerra

Il nuovo paese 

La mappa degli edifici dell’antico e del nuovo paese sovrapposti

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